SCANDALO FAZIO: ECCO LE ACCUSE DEGLI ISPETTORI

di Redazione Wall Street Italia
11 Agosto 2005 09:57

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(WSI) – È stato il rischio di un buco macroscopico da 1,5 a 2 miliardi di euro nei bilanci della Banca popolare italiana a far decidere agli ispettori della Banca d’Italia di negare l’autorizzazione all’offerta pubblica di acquisto della stessa ex Lodi sulle azioni di Antonveneta.

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Via libera, invece, poi concesso dal Governatore Antonio Fazio con un clamoroso intervento personale che ha segnato la prima spaccatura nella storia di Bankitalia tra struttura tecnica e vertice decisionale. Spaccatura documentata nei dettagli dagli atti dell’inchiesta milanese, oggi non più segreti perché depositati ai legali di tutte le parti in causa. Quella voragine, tanto grande da richiamare alla mente i crac Parmalat e Cirio, rischia di crearsi nelle casse della banca lodigiana quando bisognerà coprire i finanziamenti fatti ai 18 concertisti (correntisti finanziati in modo occulto dalla stessa banca per scalare Antonveneta) e gli accordi riservati (put and call) con le banche e con i finanzieri alleati nella scalata.

RIVELAZIONI – A rivelare questa previsione catastrofica, nonché i retroscena della decisione di Fazio, sono i verbali degli ispettori e i brogliacci che riassumono le intercettazioni dell’inchiesta milanese per aggiotaggio. In particolare Claudio Clemente, uno degli ispettori di Bankitalia, spiega agli inquirenti milanesi: «Il patto parasociale con gli altri soggetti coinvolti nel concerto ha effetti patrimoniali significativi» che si ripercuoteranno sul bilancio di chiusura 2005 a causa della possibilità che la banca debba rimborsare gli stessi soggetti. La testimonianza di Clemente conferma l’esistenza di un «asse» di fatto tra gli ispettori scrupolosi di Bankitalia e i pm Eugenio Fusco e Giulia Perrotti che indagano sull’espansione del banchiere Gianpiero Fiorani

E mentre gli investigatori (davvero pochi per le ferie) sono al lavoro, oggi pomeriggio i vertici della Popolare Italiana si riuniranno per il terzo consiglio di amministrazione in una settimana. Non ci sarà l’amministratore delegato Gianpiero Fiorani, sospeso dalla carica per due mesi dal gip Clementina Forleo che ha «congelato» le azioni della Antonveneta detenute da lui e dai suoi alleati (i finanzieri Emilio Gnutti con i tre fratelli Lonati, gli immobiliaristi Stefano Ricucci e Danilo Coppola) e ha sequestrato 100 milioni di euro guadagnati come capital gain dai 18 concertisti grazie alla manovra.

STRATEGIE E INDAGINI – Il vertice della ex Lodi dovrà individuare le strategie per il futuro. Come quella che riguarda il consolidamento del patrimonio, la cui solidità è stata messa in discussione proprio dall’ispettore della Banca d’Italia e ora confermata dal declassamento stabilito dall’agenzia Moody’s. Fermata l’opa, ora si parla di un possibile compromesso tra la Bpi e gli olandesi dell’Abn Amro, protagonisti dello scontro che ha dato il via all’inchiesta. Da Amsterdam arrivano segnali di una qualche disponibilità a trovare una soluzione, azione della magistratura a parte. Ma il cda di Bpi dovrà anche tracciare le basi per raccogliere le informazioni richieste dalla Banca d’Italia che ha invitato l’istituto a fornire chiarimenti proprio sulla solidità del patrimonio e sull’andamento dell’aumento di capitale.

In queste ore la Gdf di Milano sta eseguendo una serie di verifiche, a partire dal conto corrente vincolato della ex Lodi presso la filiale a Londra della Deutsche Bank, legato proprio alla questione del patrimonio di Bpi. Ma dalle indagini milanesi emergono anche nuovi elementi sulla scalata a Bnl tra i quali il rapporto privilegiato tra Bankitalia e Unipol.

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