SCANDALO FAZIO:
IL PREZZO
CHE IL PAESE PAGA

di Redazione Wall Street Italia
7 Settembre 2005 02:09

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Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Fino a ieri era un´”anatra zoppa”, come dicono gli americani della loro massima istituzione quando incappa in questioni che rischiano di compromettere la funzionalità dell´istituzione stessa e il prestigio nazionale. Da oggi Antonio Fazio, il governatore della Banca d´Italia che il Financial Times, dopo i 167 articoli degli ultimi mesi citati dal ministro Siniscalco, descrive adesso come una “patella attaccata allo scoglio”, è l´iperbole di un paese che tra le tante impasse che lo affliggono non riesce ad affrontare una delle crisi istituzionali più gravi che la Repubblica abbia vissuto, pur tra le tante che l´hanno traversato negli ultimi lustri.

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L´autodifesa estrema, autoreferenziale – quasi parola di re – del governatore, di fronte a fatti incontrovertibili che coinvolgono “il costume delle genti”, come diceva il suo compianto predecessore Guido Carli, pone l´Italia di fronte al dileggio internazionale.

Venerdì a Manchester, alla riunione informale dell´Ecofin, alla presenza dei ministri e dei governatori centrali di tutta Europa, se il caso Fazio non sarà stato risolto in qualche modo, daremo l´ultima immagine di un paese bizantino, bloccato in una palude politica limacciosa nella quale i veti contrapposti, i formalismi, i calcoli di reciproco potere s´intrecciano persino con questioni religiose e, se vogliamo, psicanalitiche.

Per mesi, di fronte a operazioni dubbie, di fronte alle inchieste della magistratura che ipotizzano azioni di pirateria finanziaria, all´arroganza delle passeggiate in piazza dell´autorità controllante col suo “banchiere di riferimento” e al devastante “costume” emerso nelle intercettazioni telefoniche pubblicate per tutto agosto dai giornali, che rivelavano quantomeno frequentazioni in suburra della moglie di Cesare, il governo ha preso tempo, ha nicchiato in attesa di un´impossibile miracolo che risolvesse la questione.

Fazio, che ai miracoli crede e che della sua fede religiosa ha fatto in questa vicenda quasi una spada, il miracolo non l´ha voluto fare, offrendo le sue dimissioni. La debolezza del governo intero e l´ignavia di Berlusconi hanno reso più traumatico tenere il governatore ferito a bagnomaria che cercare di rimuoverlo con i mezzi consentiti all´autorità politica.

Quando tutti, compreso Bossi, che era stato beneficiato con il salvataggio dal crac della sua banca, si sono convinti che la comunità internazionale non poteva più tollerare una situazione manicomiale, pena il perenne discredito del paese, il governatore si è rintanato nel più profondo della sua catacomba, arroccandosi nel formalismo della legge, quel formalismo ottuso che quasi sempre della legge non contempla lo spirito.

L´ultima, estrema difesa è venuta dal mondo cattolico, dall´Opus Dei, la prelatura fondata da San Escrivà da Balaguer, che predica l´eccellenza cattolica negli affari terreni e che annovera ufficialmente Antonio Fazio tra i suoi “amici”, dal senatore Andreotti, da decenni interprete degli umori vaticani, e – intervento decisivo, a quel che si dice – direttamente dalle più alte gerarchie d´Oltretevere. A via Nazionale sembra instaurarsi così un potere extra-repubblicano, che ha aggravato una crisi politico-istituzionale e che ci squalifica agli occhi del mondo, forse nella difesa tutta ideologica di una visione cattolico-solidarista dell´economia, opposta a quella protestante, calvinista e laico-borghese-liberale che prevale in Europa.

Anche all´epoca della nomina di Fazio, le batterie cattoliche spararono ad alzo zero contro Mario Monti e Tommaso Padoa Schioppa, i successori preferiti da Carlo Azeglio Ciampi. Tredici anni dopo, niente di nuovo sotto il sole.

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