Savona ribadisce: “mai stato contro euro, è una falsità”

22 Giugno 2018, di Mariangela Tessa

“No, questo è volutamente falso. Ho sempre sostenuto che l’Italia ha assolutamente bisogno del mercato comune”. Così Paolo Savona, ministro per le Politiche comunitarie, risponde, in un’intervista al ‘Sussidiario.net’, a chi lo accusa di essere contro l’euro e di proporre “QuItaly”, la versione italiana della Brexit in cui l’Italia avrebbe abbandonato la moneta unica.

“L’Italia deve riconoscere l’importanza della Germania sulla scena mondiale. Le debolezze dei paesi membri dell’Unione si riflettono nel futuro geopolitico della Germania e, pertanto, è nel suo stesso interesse aiutare quei paesi a uscire dalle loro situazioni negative” ha specificato Savona.

Se da una parte Savona ribadisce la sua posizione pro-euro, dall’altra sottolinea la necessità che venga migliorato il Trattato di Maastricht.

“Quanto è successo dal Trattato di Roma in poi – sostiene Savona – conferma la sua importanza per la crescita italiana. Per avere un mercato unico, è necessario avere una moneta unica, senza la quale l’unità del mercato sarebbe rotta. La mia posizione – chiarisce – è che la costruzione del Trattato del 1992 è incompleta e dovrebbe essere migliorata se l’Europa intende superare i suoi tormenti interni e fare i conti da un punto di vista geopolitico e geoeconomico. Queste riforme non possono essere attuate da un giorno all’altro. E’ necessario attendere la commissione e trovare un accordo, un consenso, tra i partner. Se la Germania si limita a sollevare problemi e imporre vincoli invece di indicare soluzioni – sostiene Savona – i movimenti antieuropei saranno rafforzati, potrebbero destabilizzare l’Europa e riaprire vecchie ferite che non sono ancora state sanate. La soluzione ideale potrebbe essere che la Ue offra nuove soluzioni per guidare le forze di crescita, soddisfacendo le esigenze di molti paesi europei, tra cui l’Italia. Gli Stati Uniti non hanno intenzione di ripetere la loro intelligente e costosa politica e le prestazioni del dopoguerra di aiutare l’Europa a uscire dalle ferite che si e’ autoinflitte. Questa volta dobbiamo affrontare i problemi da soli“, conclude.