Sarkozy, la Libia e i soldi: ex presidente sotto torchio

23 Marzo 2018, di Alessandra Caparello

PARIGI (WSI) – Non è un bel periodo per l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy. Il quotidiano Le Monde fa un resconto dettagliato della vicenda che vede coinvolto l’ex inquilino dell’Eliseo, iscritto nel registro degli indagati nell’inchiesta sui presunti finanziamenti illeciti dalla Libia alla sua campagna presidenziale del 2007, prima della guerra in Libia. Secondo il quotidiano francese lo scambio di denaro è stato confermato anche da Bechir Saleh, che all’epoca dei fatti ricopriva la carica di direttore del fondo sovrano della Libia.

Dopo due giorni in stato di fermo, Sarkozy è stato formalmente indagato per “corruzione passiva, finanziamento illegale della campagna elettorale e occultamento di fondi pubblici libici” e posto “sotto controllo giudiziario”, una misura cautelare che può comportare restrizioni negli spostamenti in patria o all’estero. L’ex presidente si è difendendo definendo “ingiustificata” la misura di “stato di fermo” (vedi video sotto).

Ma ripercorriamo i fatti che vedono stringersi in un legame profondo Sarkozy e la Libia. Nel maggio del 2012 il sito di giornalismo investigativo Mediapart pubblicò un documento libico che evocava presunte tangenti e promesse di finanziamento di quasi 50 milioni di euro intercorse tra Tripoli e Parigi. Da allora i giudici hanno indagato finendo per arrivare in  possesso di un misterioso quaderno con le note manoscritte di un ex responsabile del regime libico – tale Choukri Ghanem, ex capo del governo e ministro del Petrolio della Libia, ritrovato cadavere nel 2012 a Vienna, nel Danubio – indicherebbero una serie di bonifici occulti da parte di Muammar Gheddafi. Bonifici che secondo Mediapart sarebbero stati eseguite al momento dell’elezione di Sarkozy, nel 2007 per un totale di oltre 6,5 milioni di euro.

Parlando a Le Figaro Sarkozy si è difeso, denunciando l’assenza di “prove materiali” per quanto riguarda le accuse mosse contro di lui. In particolare l’ex presidente tenta di screditare Ziad Takieddine, uno dei principali testimoni contro questo caso, l’uomo d’affari che per molti anni fu  intermediario per traffico di armi tra Parigi e il resto del mondo, fino a quando non venne arrestato nel 2011, l’anno in cui cadde il raìs Gheddafi e  si dichiarò pronto a far saltare in aria il governo di Parigi con le sue rivelazioni.

“Nell’esposizione dei fatti che intendete conservare riguardo a me, avete indicato che avevo lavorato per promuovere gli interessi dello Stato libico. Come si può dire che ho promosso gli interessi dello Stato libico? Sono stato io a ottenere il mandato delle Nazioni Unite per colpire lo Stato libico di Gheddafi. Senza il mio impegno politico, probabilmente questo regime sarebbe ancora in vigore”, dice Sarkozy facendo riferimento alla guerra in Libia.

Da presidente francese Sarkozy era infatti in prima linea nell’intervento militare che ha portato alla caduta di Gheddafi nell’ottobre 2011, ma sempre l’ex-presidente ha contribuito a riportare il dittatore libico sulla scena internazionale ricevendolo in pompa magna all’Eliseo nel dicembre 2007, in occasione dell’anniversario dell’adozione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo da parte delle Nazioni Unite.

“Sono accusato da persone vicine a un dittatore di cui abbiamo distrutto il regime terroristico. Non c’è la minima prova“, ha detto in un intervento televisivo sulle frequenze di TF1.

Sarkozy punta il dito contro la famiglia del defunto dittatore libico e soci che avrebbero cospirato per calunniarlo dopo che lex presidente ha difeso la campagna militare che ha portato alla caduta di Gheddafi.

Sarkozy poi accusa Ziad Takieddine che ha affermato di aver consegnato valigie piene di contanti da Abdullah Senussi, capo dell’intelligence di Gheddafi e cognato, al Ministero degli Interni francese a partire dalla fine del 2006 quando Sarkozy stava preparando la sua campagna elettorale.

“Le ‘rivelazioni’ del sinistro Takieddine sono venute alla luce due giorni prima del più importante dibattito televisivo sulle primarie”.