S&P500 sotto quota 2000. La crisi ucraina torna a far paura

28 Agosto 2014, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Dopo tre sedute di fila al rialzo e un’altra da record per l’S&P 500, Wall Street ha terminato la giornata in territorio negativo. A pesare sull’umore degli investitori sono le rinnovate tensioni in Ucraina, che controbilanciano una revisione al rialzo del Pil Usa del secondo trimestre e richieste settimanali di sussidi di disoccupazione migliori delle stime.

In chiusura il Dow Jones perde lo 0,24% attestandosi a quota 17.080,98 punti, mentre il Nasdaq cede lo 0,26% scendendo a 4.557,70 punti. L’indice S&P 500 lascia invece sul terreno lo 0,17% a 1.996,76 punti.

Il Pil Usa relativo al secondo trimestre è stato rivisto al rialzo al +4,2% annuale dal +4% precedente. Il dato è migliore delle previsioni degli analisti che si aspettavano una limatura a +3,9% e deriva da una revisione al rialzo dell’ammontare degli investimenti fissi non residenziali.

Meglio delle attese anche il numero di nuove richieste di sussidi alla disoccupazione in calo ancora la scorsa settimana e sui minimi post-recessione . Le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono calate di mille unita’ al livello destagionalizzato di 298mila nella settimana terminata il 23 agosto. Lo ha reso noto il Dipartimento del Lavoro. Il dato e’ migliore delle attese che erano per un aumento a 300mila. Il dato della settimana precedente e’ stato rivisto leggermente al rialzo a 299mila. La media mobile a quattro settimane, meno soggetta alla volatilita’, risulta in calo di 1.250 unita’ a 299.750.

I compromessi relativi alle vendite di case esistenti sono saliti rispetto al mese precedente del 3,3% a luglio, a 105,9 punti, facendo meglio delle attese degli analisti che puntavano su un miglioramento piu’ contenuto e pari a +0,6%. E’ quanto emerge dai dati dell’associazione degli agenti immobiliari Nar.

Fari puntati inoltre sulle notizie geopolitiche, dove la questione ucraina torna a far paura, specie alle borse, che scontano una escalation della crisi.

I poco costruttivi colloqui fra il leader ucraino Poroshenko ed il Presidente russo Vladimir Putin, come previsto, si sono presto impantanati, anzi, incagliati nelle pieghe di un accordo che sembra non far comodo al Cremlino. E così già ieri riprendevano gli scontri sul territorio delle province separatiste.

Intanto, l’Ucraina oggi ha lanciato l’allarme invasione, chiedendo una riunione straordinaria del consiglio di sicurezza ONU e denunciando l’ingresso delle truppe russe in Ucraina. Tutto è iniziato con la presa da parte dei russi della città di Novoazovsk, a sud di Donetsk, dove si è aperto un terzo fronte di guerra.

Sono poche le società americane ad avere una forte esposizione alla Russia, ma gli investitori sono preoccupati che un’escalation e nuove sanzioni potrebbero avere un effetto negativo sull’economia europea e indirettamente sugli Stati Uniti.

Sotto i riflettori oggi potrebbero inoltre esserci i titoli bancari dopo che l’Fbi ha reso noto di stare investigando sulle indiscrezioni stampa secondo cui diverse società finanziarie americane – inclusa, secondo alcune fonti, anche JP Morgan – sono state vittime di attacchi informatici da parte di hacker.

All’inizio della giornata di contrattazioni, i titoli di stato americani riducono i rialzi. Intanto gli investitori restano con gli occhi puntati sull’Ucraina, con Kiev che sostiene che le truppe russe siano entrate nella parte orientale della nazione. Il decennale sale di 6/32 con rendimenti – che si muovono inversamente ai prezzi – al 2,34%. Il titolo a tre mesi e’ fermo allo 0,0304%.

Il petrolio apre in rialzo a New York, dove le quotazioni salgono dello 0,49% a 94,34 dollari al barile.