S&P: ‘SE ANCHE FOSSE PREPARATO DA VACCHE, DAREMMO UN RATING’

4 Agosto 2008, di Redazione Wall Street Italia

Non parrebbe una novita’, ma comunque vale la pena farne menzione: nel disastro dei mutui subprime di cui ricorre in questi giorni il primo anniversario, le agenzie di rating americane Standard & Poor’s Ratings Services, Fitch Ratings e Moody’s Investors Service, hanno avuto una grossa fetta di responsabilita’ nel creare il caos che oggi terrorizza i mercati finanziari e milioni di proprietari di case in tutto il mondo.

Stando alle ultime informazioni, gli analisti di Standard & Poor’s sono stati apparentemente i piu’ espliciti, tra le tre piu’ importanti agenzie di rating, ad avere dubbi e mettere in questione i criteri interni con cui si procede a dare il voto a determinati strumenti finanziari emessi da migliaia di societa’ quotate e non. Ne parla il Wall Street Journal in un articolo uscito lo scorso weekend. E certamente, col senno di poi, cio’ sembra essere uno dei motivi principali per il cui il sistema finanziario e’ andato fuori controllo.

L’articolo del WSJ cita una versione provvisoria (draft) di un report della pubblicato Securities and Exchange Commission pubblicato il mese scorso (con la differenza che la versione finale non fa accenno ad alcuna societa’ in particolare, il draft si’). In una email, un analista di S&P scrive ad un altro che quel particolare “deal” a cui stava per essere assegnato un rating era “ridicolo”, e inoltre che “in questi casi noi non dovremmo dare un rating”, si legge nel report Sec. Nella sua risposta via email il collega scriveva: “noi diamo il rating ad ogni tipo di deal”; “potrebbe anche essere strutturato da vacche, daremmo comunque un rating”.

L’articolo cita poi un manager di Standard & Poor’s facente parte del gruppo che assegna i rating ai CDO (Collateralized Debt Obligations, tipo asset-backed security e structured credit product) il quale scrive in un’email che le tre agenzie stavano per creare “un mostro anche piu’ grande: il mercato dei CDO”. “Speriamo solo – aggiungeva – che noi all’epoca saremo tutti ricchi e in pensione, quando questo castello di carte implodera'”. L’email finiva con un emoticon – ;O), – fatto non secondario perche’ dimostra che, se per caso un anno fa c’era qualche preoccupazione sulla qualita’ dei rating nello staff di S&P’s, non era certo presa sul serio da nessuno.

Come e’ noto, le migliaia di deal andati male con i prodotti strutturati legati ai mutui subprime, hanno contribuito a lastricare il mercato dei capitali di buchi colossali nei bilanci del sistema bancario. La crisi del credito, esplosa nell’agosto 2007, secondo la maggior paret degli esperti causera’ come minimo perdite globali di almeno $1 trilione (ma c’e’ chi parla gia’ di $2 trilioni, cioe’ 2.000 miliardi di dollari), con conseguenze che tracimano ormai sull’economia reale, i consumi e la fiducia sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo occidentale.