S&P, Nasdaq, Dax: tutti i livelli per guadagnare in un contesto di alta volatilità

14 Marzo 2014, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Sicuramente la seduta di giovedì 13 verrà ricordata a lungo (per quanto la memoria degli operatori finanziari sia, alla bisogna, sufficientemente corta).

Non è cosa di tutti i giorni infatti assistere a una escursione del Dax future di 300 punti, per non dire di Eurostoxx ( 89 punti ).

Si assiste, dalla fine della scorsa della scorsa settimana, a una recrudescenza/combinato congiunto di alcuni fattori destabilizzanti per la tranquillità dei mercati finanziari.

La Cina non cammina più con lo stesso passo. La contrazione dell’economia rischia di avere serie ripercussioni non solo sulla capacità di attrarre export dall’area europea ma anche di compromettere la solidità del sistema bancario di laggiù, con alcuni default per adesso controllati, ma riverberati sulle aziende che operano nel settore dei metalli.

Conseguentemente il prezzo del rame ha subito un tracollo, passando in una settimana da quota 305 a 290 circa.

Il rame è componente industriale, e meno richiesta di rame significa rallentamento della domanda e produzione industriale; non si vede come questo possa fare bene alle borse.

Dulcis (per modo di dire) in fundo l’esplosiva situazione geopolitica in Ucraina, ben lontana dall’essere risolta.

Più che le borse americane, comunque in sensibile arretramento, ne fa le spese il listino tedesco, di per sé rappresentativo di aziende votate all’export, e che per giunta patiscono la forza di un euro, per adesso ben al di sopra di 1,3800 (sfiorato ieri quasi 1,4000).

La deriva del Dax dal 25 di febbraio è davvero raccapricciante. Adesso siamo appesi ad una trendline di lungo termine, sulla quale però il listino tedesco è arrivato con troppa velocità per fermarsi agevolmente, a meno di news al momento attuale non prevedibili.

Realisticamente, a una settimana dalla scadenza dei derivati di venerdì 21, pare difficile disinnescare questo insieme di fattori destabilizzanti. Forse si potrà risolvere, grazie alla diplomazia internazionale, la questione Ucraina (referendum nel weekend permettendo).

Qualche residua cartuccia è in mano a Bce, cui sicuramente cominceranno ad arrivare le lamentele tedesche sull’euro troppo forte.

Per il resto, converrà – alle porte della stagione primaverile, di per sé mai troppo favorevole agli stock – un atteggiamento prudente e di accurata gestione dei rischi: netta è la sensazione che ieri anche i grandi investitori abbiano liquidato molte posizioni senza guardare troppo per il sottile, confidenti che la buona volatilità permetterà di impostare trade profittevoli e recuperare le perdite subite.

Il fatto che, a nostro parere, in queste ultime sedute si siano trovati in difficoltà anche le mani forti, deve far riflettere i piccoli trader che ci leggono.

Non sarà infatti facile, né produttivo, comprare a cuor leggero questi grandi cali dell’azionario, a meno che il Vix torni stabilmente sotto 15.25. Ieri sera ha chiuso a 16.23; valore questo che invalida il funzionamento di molti trading system.

Saranno da seguire con grande attenzione:

area 8800 di Dax, che coincide con la media mobile a 200 sedute; solo un pronto recupero di area 9000-9050 chiusura giornaliera può scongiurare ulteriori affondi;

il supporto di zona 1840.1830 su Sp500;

area 3630 sul Nasdaq 100;

un eventuale approdo di oro in zona 1365, mega supporto che – se violato – può aiutare le borse.

Borse sulle quali mancano i compratori, e rese fragili non dagli short aperti ma più che altro dagli stop saltati un po’ a tutti.

Il quadro di sell-off è corale, visto come è stato di nuovo comprato lo Yen, a tutto danno del Nikkei.

A questo scenario fosco e triste fa da contraltare la relativa tenuta del Fib, atteso però alla prova con area 20.000, che potrebbe essere toccata, e al quale non crediamo faccia bene l’aumento del capital gain al 26%. Non era proprio il caso….caro Matteo.

Cinture allacciate, quindi. Il sentiment – in assenza di notizie risolutive – potrebbe restare perturbato almeno fino alla scadenza derivati.

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