S&P 500 INDEX
(COL FIBONACCI)
DOPO KATRINA

di Redazione Wall Street Italia
13 Settembre 2005 00:11

*Financial Trend Analysis e’ una societa’ che opera nel settore dell’Analisi Tecnica. Le analisi di borsa qui pubblicate non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.

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(WSI) – L’uragano Katrina, oltre ad aver provocato una sciagura umana di proporzioni enormi, ha anche intaccato in modo significativo la condizione dell’economia di una regione il cui apporto è molto significativo per l’andamento di tutta l’azienda America. Il problema è che gli effetti di questo disastro sul futuro andamento della crescita negli States, e quindi indirettamente anche di tutte quelle aree a loro collegate, Europa inclusa, si potranno quantificare solo con il tempo, mentre i mercati finanziari e gli investitori che vi operano sono costretti a prendere le loro decisioni basandosi sulle informazioni attualmente disponibili.

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Per il momento non è nemmeno chiaro quale sarà l’atteggiamento della Riserva Federale in merito all’andamento dei tassi di interesse: dal momento che gli effetti dell’uragano potrebbero essere più evidenti sul fronte della produzione e della crescita del Pil che su quello dei prezzi, sui quali rischia di continuare invece a premere l’elevato valore raggiunto dalle quotazioni del greggio, il rischio è che il processo di innalzamento dei tassi non si arresti.

Questa prospettiva tuttavia era già stata incorporata nelle aspettative degli operatori, che davano per scontato non solo un nuovo aumento dei tassi sui fed funds il 20 settembre, ma anche a seguito dei prossimi meeting della Fed. La prospettiva che la banca centrale Usa rinunci ad alzare, almeno temporaneamente, il costo del denaro in attesa di avere una percezione più chiara degli effetti a medio termine del passaggio di Katrina potrebbe quindi avere paradossalmente un effetto positivo sulle borse.

Ed è forse per questo motivo che le ripercussioni sull’andamento degli indici sono state ridotte. L’S&P500 viaggia intorno ai valori di inizio anno, in area 1220, al di sotto quindi dei massimi raggiunti ad inizio agosto a 1245 ma ben al di sopra dei minimi di aprile a 1136. Le quotazioni sono al di sopra della media a 100 sedute, passante in area 1200, e della linea di tendenza rialzista tracciata dai minimi di agosto 2004, supporto in area 1185. Fino a che questi riferimenti rimarranno intatti non vi sono motivi per dubitare della tenuta del trend rialzista degli ultimi mesi, che può ancora ambire al test ed alla successiva rottura dei massimi dell’anno.

Il vero punto critico per definire il quadro di medio termine non sarà tanto il comportamento dei prezzi in occasione di un eventuale test di area 1245, quanto l’eventuale rottura di 1255, quota che coincide con il 62% di ritracciamento del ribasso dal top del 2000. A tale percentuale di ritracciamento (derivata dalla serie di Fibonacci) gli analisti grafici affidano una grande importanza, considerandola per convenzione lo spartiacque tra uno scenario semplicemente correttivo (nel caso in questione il rialzo dai minimi del 2002 sarebbe una mera reazione alla precedente discesa) ed uno di inversione di trend (il rialzo dai minimi del 2002 sarebbe una tendenza rialzista autonoma, capace di svilupparsi in modo indipendente rispetto alla discesa dal top del 2000, potenzialmente anche in grado di fare registrare nuovi massimi, al di sopra di area 1550).

Vi sono tuttavia due elementi di criticità riguardo al quadro grafico dell’indice delle blue chip Usa. Il primo è il fatto che le quotazioni, con il top di agosto, abbiano testato dal basso la linea proveniente dal minimo di marzo 2003, passante per quello dell’agosto 2004, dopo averla violata ad aprile. Un comportamento di questo tipo, il testare dal basso quello che precedentemente era un supporto, va sotto il nome di “return move”, e spesso prelude a movimenti significativi nella direzione del segnale inviato con la rottura del livello tecnico, in questo caso di ribasso.

Il secondo elemento di preoccupazione per il quadro grafico dello S&P500 riguarda il fatto che le quotazioni stiano disegnando, a partire dai massimi di giugno, un testa spalle ribassista, del quale sarebbe in corso di formazione la seconda spalla (il top di agosto sarebbe la testa della figura, che troverebbe conferma in caso di discesa sotto la linea che unisce i minimi di luglio con quelli di fine agosto, passante a 1200 circa). Entrambi questi elementi di dubbio, che suggeriscono di non impegnarsi troppo a fondo in favore di un quadro immediatamente rialzista ai prezzi attuali, verrebbero cancellati in caso di superamento di area 1245 (ferma restando poi l’importanza di vedere oltrepassata anche quota 1255 per avere la definitiva conferma della ripresa del trend rialzista di medio termine).

Per il momento quindi l’andamento degli indici americani sembra non aver subito negativamente l’impatto del devastante uragano Katrina. I mercati europei, sostenuti dalla relativa imperturbabilità di quelli americani al passaggio dell’uragano e dalla prospettiva di vedere allargato in futuro il divario di tassi di interesse vigenti nelle due aree hanno evidenziato comportamenti altrettanto tranquillizzanti. L’S&PMib in particolare ha dimostrato di saper reagire con grande forza dopo essere sceso in chiusura del mese di agosto fino sui 32980 punti, supporto critico in prossimità del quale sono posizionati i massimi allineati di aprile e giugno.

La tenuta di questi livelli ha evitato che si venisse a creare uno swing ribassista sul grafico daily, agevolando il successivo rimbalzo delle quotazioni che si sono potute riavvicinare ai record annuali dello scorso mese in area 34086. Nonostante il bel recupero visto dopo il test del supporto critico di area 32950 è necessario sottolineare come sia ancora necessario un ulteriore sforzo da parte dell’indice affinchè si possa affermare che la correzione che ha caratterizzato la seconda metà di agosto sia ormai alle spalle. Solo un salto deciso oltre i record a 34086 permetterebbe di affermare che il rialzo che ha dominato la scena dai minimi di maggio sia nuovamente tornato a dettare legge, preparando il terreno ad un nuovo rally rialzista potenzialmente in grado di spingere le quotazioni nel medio periodo almeno fino sui 35150 punti (target successivi in area 36700).

Fino a che area 34100 non sarà alle spalle non dovrà tuttavia essere trascurato un eventuale cedimento dei supporti a 32950, che farebbe pensare ad un possibile proseguimento del ribasso almeno verso i minimi di luglio a quota 31248. Fino a che non sarà possibile determinare quali saranno gli effetti netti di questa catastrofe sull’andamento del Pil americano e dei prezzi alla produzione ed al consumo, è possibile che i mercati si mantengano sul sentiero di crescita precedentemente impostato, pronti tuttavia ad imboccarne uno diversamente inclinato o addirittura orientato in senso opposto non appena le idee saranno più chiare.

E’ quindi di fondamentale importanza in questa fase l’utilizzo dello stop loss, cioè la scelta di un valore al di sotto del quale tagliare le posizioni di investimento in essere, anche se queste fossero in perdita, per evitare guai peggiori.

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