S.B. E C.D.B.

28 Maggio 2005, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Sono passati quasi vent’anni dalla guerra di Segrate, quando Berlusconi sfilò a De Benedetti la Mondadori, e poi gli restituì malvolentieri Repubblica con la mediazione di Peppino Ciarrapico, sostenuta dal principe Caracciolo e dagli onorevoli Craxi e Andreotti. Scalfari e i fondatori, per alcune settimane dipendenti malmostosi del Cav., erano pronti a andarsene, e la fantastica circostanza di una Repubblica edita dall’Amor Nostro non si poté realizzare. Così ci toccò fare il Foglio. Troppa grazia.

Ora Berlusconi e De Benedetti si sono rivisti a cena e fanno sapere di essersi persino non troppo dispiaciuti l’uno dell’altro. Oddio, trattasi di incontro mondano, nessuno sa precisamente in quale equilibrio siano stati nella conversazione convenevoli e interessi. Fatto sta che nel palazzo, non senza qualche morbosità, l’incontro reso noto nella rubrichina sociale del Foglio ha suscitato curiosità, e una rincorsa di ipotesi. La nostra ideuzza è questa.

Ci sono incontri che servono a fare l’Italia e ci sono incontri che servono a decongestionare l’Italia: la cena del Cav. e dell’Ing. potrebbe servire a questo secondo scopo, e non è poco.
In questi vent’anni Repubblica è stato un partito potente, oltre che un giornale di successo popolare. E’ là che s’impaginano le guerre alla destra e le guerre nella sinistra, ed è sempre là che si coagula in titoli e testi la legittimazione quotidiana del politicamente corretto, dell’ideologicamente corretto, del giudiziariamente corretto, dello storiograficamente corretto e di tutti gli altri fatui ma persistenti correttismi di cui siamo acerrimi nemici. Se non ci fossero il Corriere e i suoi editorialisti (non sempre), le letterine di Arbasino, gli articoli di Ceronetti, qualche buon libro qualche buon film e qualche buona giornata con un Berlusconi in vena, oltre che Bush, Blair, Benedetto XVI e altre grandiosità culturali e politiche, staremmo freschi.

Ma anche il berlusconismo, declinante o no, è stato in questi vent’anni un fattore potente di creazione e rigenerazione politica e culturale del paese. Quando si distraggono dalla pugna e dalla propaganda, mostrano di intuirlo anche a Repubblica. Il problema è se si possa decongestionare, cioè rendere meno ripetitivo e noioso, il modello conflittuale sottopelle che da quasi due decenni avvolge in una spirale di fumo la transizione da un paese all’altro.

Cavaliere e Ingegnere sono due imprenditori che fanno editoria e politica a pieno tempo, l’uno in chiaro l’altro in obliquo, e chissà che un incontro di interessi, generato dal riconoscimento di un equilibrio delle forze che comunque vadano le cose è destinato a durare, non possa portare a qualche sapida novità. Di novità c’è un discreto bisogno, da queste parti.

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