RUTELLI VS EPIFANI

21 Gennaio 2004, di Redazione Wall Street Italia

Quella che da sinistra si insiste a definire un’uscita personale di Francesco Rutelli, la sua apertura a una revisione dell’età pensionabile e all’articolazione territoriale dei contratti di lavoro, è in realtà una posizione ufficiale del partito della Margherita, adottata all’unanimità, Rosy Bindi compresa. Esprime, in sostanza, la convinzione che il centrosinistra non può dispiegare le sue potenzialità riformiste se non si emancipa dal diritto di veto impropriamente ma concretamente riconosciuto finora alla Cgil.

Il segretario della Cgil, l’ex riformista Guglielmo Epifani, seguendo con meno fascino personale le orme del suo predecessore Sergio Cofferati, ha fatto di tutto per sostenere le posizioni più radicali. Ha sostenuto il catastrofico referendum di Rifondazione sull’articolo 18, ha marciato con i no global, ha partecipato ai raduni girotondini, si è espresso contro l’aggregazione elettorale tra i Ds (il suo partito di oggi) la Margherita e i socialisti di Enrico Boselli (il suo partito di ieri).

Soprattutto sta portando il movimento sindacale in un vicolo cieco, pieno di scioperi neanche troppo riusciti e privo di risultati negoziali che peraltro, quando vengono raggiunti, come nel caso dei tranvieri, spesso sono duramente contestati dalla base. Nella Margherita tutte le diverse anime convengono che il centrosinistra non può essere ridotto a una sorta di cassa di risonanza parlamentare di una “opposizione sociale” che, tra l’altro, mette spesso visibilmente in imbarazzo la Cisl contrattualista.

L’insostenibilità di medio termine del sistema previdenziale, l’inefficacia del sistema contrattuale centralizzato (che ha prodotto una lunga stasi salariale) sono considerati problemi reali del paese, su cui le forze politiche si devono misurare con proposte alternative di riforma. La pura e semplice difesa dell’esistente è considerata controproducente.

In Rutelli, oltre a queste considerazioni di merito, c’è una preoccupazione politica. Se resta ancorata ai dinieghi sistematici della Cgil, che tanto peso hanno nei Ds, la coalizione di centrosinistra, e persino l’aggregazione elettorale a tre, rischia di essere percepita dall’elettorato centrale come sbilanciata a sinistra, e il ruolo della Margherita come ancillare. La reazione sprezzante della Cgil e dell’Unità (che per una volta dedica a Rutelli e non a Berlusconi il titolo-invettiva) dimostrano che ha colpito nel segno, ma anche che la battaglia sarà durissima.

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