Scontro Russia-Usa, finalmente spiraglio di luce per l’Europa

28 Luglio 2017, di Daniele Chicca

Da quando i neo conservatori hanno preso il potere in America, gli Stati Uniti hanno attraversato un periodo buio in politica estera, macchiato di due decenni di crimini di guerra che hanno marchiato per sempre l’America del 21esimo secolo. Nello stesso arco di tempo intanto le multinazionali americane hanno tradito la forza lavoro Usa, delocalizzando e trasferendo posti di lavoro in Asia o Sudamerica.

È il sunto degli ultimi anni di progressivo isolamento diplomatico ed economico degli Usa che fa l’opinionista Paul Craig Roberts, giornalista, accademico, imprenditore e presidente dell’Institute for Political Economy. L’outlook per la prima economia al mondo è andato peggiorando “da quando il regime di Obama è tornato a minacciare la Russia, aumentando le possibilità di un conflitto militare tra le due potenze nucleari“.

L’Europa si trova nel mezzo della contesa e potrebbe trarne giovamento, secondo Roberts. “In circostanze normali i paesi europei avrebbe insistito perché Washington cessasse di provocare gratuitamente la Russia”, un po’ come avvenuto durante l’era Obama. Ma dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, in Europa non ci sono circostanze normali. I paesi occidentali europei sono stati i vassalli degli Usa, senza una politica estera mai veramente indipendente a parte qualche caso isolato di “ribellione” come nel caso del no della Germania alla guerra in Iraq.

L’Europa ha ospitato da sempre basi militari americane che la Russia vede come una minaccia. L’Europa ha appoggiato la maggior parte delle guerre e aggressioni in suolo straniero degli Stati Uniti, come quelle in Serbia e in Afghanistan – dopo l’attentato delle Torri Gemelle – è in parte quelle in Iraq, in Libia e in Siria. Si possono anche contare i raid aerei di Washington contro le province del Pakistan e l’uso opportunistico dell’Arabia Saudita per combattere la guerra per procura in Yemen.

Russia riduce presenza diplomatica in Usa

L’Europa ha anche finora sostenuto le sanzioni punitive contro Iran e Russia, sanzioni che sono costate molto di più all’Europa in termini economici e commerciali di quanto non lo siano per gli Stati Uniti. In rappresaglia alle nuove misure coercitive, peraltro, la Russia ha ordinato il rimpatrio di alcuni ambasciatori e annunciato la riduzione della presenza diplomatica Usa in Russia. Il ministero russo degli Esteri si è anche riservato la facoltà di rispondere alle ulteriori sanzioni per colpire gli interessi americani.

La decisione russa arriva sotto forma di “proposta” agli Usa: Mosca, ha spiegato il dicastero, si rivolge a Washington “offrendo” il taglio del numero dei diplomatici americani in Russia entro il primo settembre, “in modo da parificarlo ai numeri dello staff russo”. Contestualmente, il numero indicato è di 450 diplomatici. Tra le misure ventilate già da alcuni importanti esponenti parlamentari russi figura poi il divieto di ingresso in Russia di tutti i deputati e senatori Usa che abbiano approvato le sanzioni.

“L’arroganza straordinaria di Washington”, che negli anni è stata abituata troppo bene dall’Europa, “è giunta al culmine”, secondo Roberts. L’America non se lo può più permettere e se l’Europa prende le difese della Russia per Trump potrebbero essere guai seri.

“Messo di fronte alla possibilità di imporre un nuovo round di sanzioni economiche contro la Russia, Jean-Claude Juncker, il presidente della Commissione Europea, ha detto a Washington che gli Usa non possono più aspettarsi di mettere prima i propri interessi, davanti a quelli dell’Europa che vengono per ultimi”. Quel tempo è finito.

Il cambio di strategia e l’atto di ammutinamento delle autorità d’Europa in merito alle sanzioni contro la Russia è secondo Roberts una grande notizia per l’Europa, che offre uno spiraglio di luce al progetto dell’Europa unita.

Le nuove sanzioni hanno effetti e conseguenze politici ed economici devastanti per l’Europa e Juncker e colleghi lo sanno bene. Juncker ha detto che se i timori dell’Europa non sono presi sufficientemente in considerazione, siamo pronti ad agire in maniera consona nel giro di qualche giorno”.

I ministri di Germania e Francia appoggiano in pieno la linea dura di Juncker. Sigmar Gabriel, il capo degli Esteri tedesco, ha dichiarato che “non è il diritto degli americani giudicare o stipulare in quale modo le aziende europee devono collaborare con parti terze – in particolare con le grandi società energetiche della Russia.

Per gli americani e l’amministrazione Trump potrebbe sembrare una sorta di tradimento, in realtà l’atteggiamento e la linea tenuti dalle autorità d’Europa sono semplicemente sensate: fanno i propri interessi come il governo Usa ha sempre fatto i propri.

Il ministro degli Esteri francese ha precisato che “le sanzioni violano le leggi internazionali per via del loro raggio d’azione extraterritoriale”. Le sanzioni sono viste da Bruxelles, Roma, Berlino e Parigi come uno strumento di politica industriale Usa che mette gli interessi americani davanti a quelli delle società europee.

“Speriamo che l’arroganza di Washington – conclude Roberts – non permetta agli Usa di farla franca e che l’Europa finirà per liberarsi dalle grinfie dell’impero americano”. Senza l’Europa che ospita le sue basi militari e che faccia da megafono e portatore della sua propaganda in politica estera, l’America si troverebbe in una posizione meno dominante e come meno capacità di minacciare la Russia”.

“Se gli Stati Uniti continueranno ad avere un atteggiamento ostile e provocatorio nei confronti della Russia, si ritroveranno isolati. Nessun altro paese al mondo vorrà correre il rischio di entrare in un conflitto militare nucleare semplicemente per il bene dell’unilateralismo di Washington”.