Roubini: la via per la crescita passa da qui

3 Marzo 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Negli ultimi sei anni, le banche centrali di tutto il mondo hanno progressivamente adottato politiche monetarie non convenzionali: costo del denaro a zero, quantitative easing. Ma ora siamo arrivati allo strumento meno convenzionale in assoluto, ovvero quello dei tassi di interesse nominali negativi.

È quanto scrive Nouriel Roubini, professore di economia alla New York University, in un articolo pubblicato su alcuni siti americani, secondo cui è questa la situazione prevalente nella zona euro, in Svizzera, Danimarca e Svezia.

Secondo Roubini ammontano a circa 3 mila miliardi di dollari gli asset in Europa e Giappone con scadenze fino a 10 anni (nel caso di titoli di Stato svizzeri), con tassi di interesse negativi.

“A prima vista, questa sembra assurdo: perché qualcuno dovrebbe prestare denaro in cambio di un rendimento nominale negativo quando potrebbero semplicemente tenere il denaro e almeno non perderci dei solidi in termini nominali?”

In realtà, gli investitori hanno per lungo tempo accettato rendimenti reali negativi (aggiustati per l’inflazione). E quello che succede aprendo un conto corrente nella maggior parte gente nelle economie avanzate.

Ma perché gli investitori accettare un rendimento nominale negativo per tre, cinque, o anche 10 anni? Se gli investitori sono avversi al rischio, potrebbe essere meglio tenere obbligazioni con rendimenti negativi piuttosto che investire in attività più volatili.

In un’ottica macro, Roubini afferma che questa dei tassi negativi possa essere la strada per la crescita. “Nel tempo, rendimenti nominali e reali negativi portano i cittadini a risparmiare meno e spendere di più. Per far salire l’inflazione, paradossalmente le autorità monetarie devono favorire un periodo di tassi di interesse negativi.

Ma ciò richiede anche politiche di stimolo fiscale, in particolare investimenti pubblici in progetti infrastrutturali, produttivi che siano in grado di generare rendimenti più elevati rispetto alle obbligazioni utilizzate per finanziarli. Più a lungo tali politiche saranno rinviate, più a lungo dovremo convivere con tassi di interesse nominali negativi”. (mt)