Romanzo d’estate, senza tempo: la necessità aguzza l’ingegno!

25 Ottobre 2017, di Giovanni Falcone

 

 

Per quanto risalente a qualche estate addietro, voglio raccontare quello che ho letto sull’inserto culturale della domenica del Sole 24 ore ([1]) che ha pubblicato, a puntate, un divertente aneddoto di vita vissuta da una giovane coppia che, non potendo avere figli e dopo un’affannosa ed insistente pressione di Filippo, la moglie Maria accetta di accoppiarsi con un terzo estraneo.

L’operazione, escogitata al solo fine di raggiungere il lieto fine di una bella gravidanza,  viene vissuta da ambo i coniugi, peraltro innamoratissimi, con un comprensibile patema d’animo.

Alla fine, Filippo, organizza l’incontro con il signor Andrea, giovane e aitante, lo fa salire in macchina e, dopo una attenta bendatura lo accompagna nel buio più completo nella propria casa al cospetto di Maria che, nel frattempo, già pronta in camera da letto, attende supina l’evento.

Al termine del terzo incontro notturno, viene conclusa l’operazione, Maria è in dolce attesa ed è a questo punto che Filippo licenzia l’incomodo con la liquidazione del compenso pattuito e la promessa di non farsi mai più vedere.

Andrea, accetta e scompare.

A distanza di pochi mesi, Andrea, contrariamente agli accordi verbali stabiliti, si presenta a casa di Filippo e al cospetto di Maria, con la pancia particolarmente vistosa per l’effetto della gravidanza, gli riferisce di essere un amico d’infanzia di suo marito Filippo  – momentaneamente assente – passato per caso per salutarlo.

Andrea, rimane affascinato dalla bellezza di Maria, la quale lo ringrazia e aggiunge che riferirà tutto a Filippo al suo rientro.

Andrea, nel congedarsi, promette di ripassare in altra occasione.

La sera, al rientro a casa di Filippo, la moglie lo informa della visita mattutina da parte dell’amico d’infanzia.

La notizia viene accettata con malcelato fastidio, intuendo subito la vera identità di Andrea, certamente estraneo e lontano mille miglia dalla sua infanzia.

Dopo qualche mese, Andrea torna per fare visita all’amico d’infanzia, sempre assente per lavoro e Maria, grazie al profumo del giovane ospite, riconosce l’Andrea degli incontri notturni ed in parte compiaciuta per la simpatia reciproca.

Andrea si allontanava sempre nella speranza di rivedere il padrone di casa. Infatti, in una delle visite successive,  la coppia è in casa.

E’ a questo punto che Filippo, sbotta dicendo: “Ma che sei venuto a fare, gli accordi erano diversi. E poi, come hai fatto a capire l’esatta posizione della mia casa, visto che ti ho sempre bendato?”.

In verità, l’ultima volta ho sbirciato con l’occhio destro, la benda non l’hai messa bene, è colpa tua, gli risponde Andrea. E poi, cosa faccio di male, passare a trovare un amico d’infanzia e guardare la donna con la quale ho concepito un nascituro.

A proposito, hai una donna bellissima, ti faccio i miei complimenti.

Filippo comincia a temere per la stabilità del suo rapporto con Maria, per la figlia Nora in arrivo immaginando i presagi più nefasti.

Nel frattempo, pur perdendo il sonno per la imprevista ed ingombrante presenza dell’inatteso ospite – ormai di casa per le visite assidue – decide di passare al contrattacco nel mentre la moglie Maria, per una maggiore tranquillità della gravidanza, decide di trasferirsi in provincia, presso l’abitazione della madre.

Ed è qui che possiamo giustificare il titolo per questa sommaria presentazione: “La necessità aguzza l’ingegno”.

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A questo punto della vicenda, riporto testuale il contenuto dell’ultima puntata, con un breve riassunto della puntata precedente—————————————————-

Riassunto: Filippo tampina di nascosto Andrea e scopre dove abita. Di li a qualche giorno gli fa visita, ma Andrea non c’è. Fa conoscenza con la moglie Gloria, presentandosi come un amico d’infanzia del marito. La signora fa un ritratto fallimentare di Andrea.
Filippo capisce che è lei la vera padrona di casa e che Andrea è un fannullone.
Promette di ritornare a trovarli.

Prima di rifar visita alla signora Gloria, portando due regalini per i figlioli, Filippo attendeva una qualche apparizione di Andrea. Era curioso di sapere come il giovanotto avesse reagito alla sortita del finto amico nella sua intimità. Era sparito, ma Filippo era sicuro di vederselo comparire davanti di li a poco, se non altro per chiedergli spiegazione del suo comportamento. Aveva gettato un sasso nella casa di Andrea, ora aspettava di conoscere i danni che quel gesto aveva provocato.

Certamente Andrea doveva essersi messo in allarme. Si sarebbe chiesto dove Filippo voleva arrivare, qual era il suo disegno, perché era entrato così prepotentemente, e subdolamente, nella sua vita.

Una notte, mentre suonava il suo fedelissimo sassofono in una jam session nel locale di via Ostia, vide Andrea tra il pubblico, davanti a una birra. Aveva gli occhi bassi e non seguiva la musica, sembrava pensare ad altro. Ogni tanto qualcuno lo salutava, e lui rispondeva con un pigro gesto della mano. La comparsa di Andrea nel locale aumentò il fiato di Filippo, che faceva ardere lo strumento con soffi feroci e tormentosi.
Finito il suo numero chiuse lo strumento nella custodia e, dopo essersi ingozzato con un intera bottiglia di acqua minerale, si diresse verso l’uscita.

Mentre si allontanava lungo il marciapiede e attraversava la strada all’altezza del ristorante cinese, Andrea lo raggiunse alle spalle a passo veloce.

Andò subito al sodo: “”Come ti sei permesso di venire a casa mia?” “Sono venuto a farti visita, tutto qua. Che c’è di strano? Non ti ho trovato, così ho parlato con tua moglie. A proposito … hai due bambini meravigliosi!”

“Come hai scoperto dove abito?”. “Ci ho messo meno di te perché non avevo gli occhi bendati”.

Cos’é questa storia che hai raccontato a mia moglie del guaio in cui mi sarei messo?”


“Niente, dopo averci a lungo pensato e per uscire fuori definitivamente dagli equivoci, ho deciso di esporre tutto alla luce del sole. Non mi importa più se qualcuno può pensare che non sono il padre legittimo di Nora. Nella vita di tutti può succedere di tutto. All’anagrafe Nora avrà ovviamente il mio cognome, ma non sarà più necessario giocare a nascondino. A Maria ho già parlato, le ho detto che sei tu l’uomo  che l’ha messa in cinta”. “E lei?”. “Non gliene frega niente! E poi l’aveva capito. Voleva un figlio, ce l’ha, per lei va bene così … il resto non le interessa. Da oggi potrai venire da noi quando vuoi, senza sotterfugi. Se vorrai essere lo zio di Nora, tanto di guadagnato per tutti. A me fa piacere vederti arrivare con i regali per la bambina. Mi ha detto Maria che saresti ben felice di regalarci una carrozzina.

Hai un paio di settimane per comprarla.”

E in tutto questo che c’entra mia moglie?”. “Se tutto deve essere alla luce del sole …”.

Che vuol dire?”. “Vuol dire che non ci devono essere segreti sia in casa mia che in casa tua!”.

“Non dirmi che vuoi riferire a Gloria che ho fatto un figlio con tua moglie”. “No, puoi dirglielo tu. Vai da lei e le dici la verità. Le dici che ti è successo di mettere incinta  una donna che fra pochi giorni partorirà!”.

“Io non le dico proprio niente!”.

“Allora glielo dirò io, anzi le porterò la bambina  per farle vedere quanto ti somiglia”.

“E perché questa porcata?”. “Nessuna porcata. Si tratta di trasparenza, di onestà .. lei capirà, perché anche per lei a tutti può succedere tutto. Anche a suo marito. Le dici che è stato un incidente, che continui ad amarla lo stesso e ad amare i
tuoi figli, che si ritrovano di colpo una sorellastra a Corchiano.

Già vedo tutti noi insieme andare in gita a Pasquetta … o a cena la notte di Natale,circondati dai regalini. E poi tutti a San Pietro a sentire la messa. E’ la cosa più giusta e più bella che possiamo fare. Ripeto, tutto alla luce del sole.”

“Ma tu non conosci Gloria … quella mi sbatte fuori di casa in cinque minuti. Non è un tipo che ragiona. Anzi, approfitterà della situazione per gettarmi nel cassonetto insieme all’immondizia. Alla sola idea che l’ho tradita … e poi … una figlia …”.

Andrea cambiò di colpo atteggiamento, i suoi occhi si fecero pietosi: Ti prego Filippo, non mi fare questo brutto scherzo … ti prego!”. “Sei troppo pessimista. Io sono invece convinto che tua moglie, certo non con qualche dolore, finirà per accettare la realtà”.

“Ma che dici, tu non la conosci”.

Filippo, indurì la voce: “Se dici che lei ti chiuderà la porta in faccia … sarai tu a doverti rassegnare. La lasci, ti separi, e buona notte”. “E dove vado?”. “Io per qualche settimana ti posso ospitare a Morena.”

“Ma non ci penso nemmeno. Non lascio mia moglie e i miei figli. Levatelo dalla testa!.”

“Posso aiutarti a trovare un lavoro in qualche locale!”. “Tu sei pazzo!”. “Dimmi allora quale altra soluzione c’è!”.

Andrea a questo punto si fece implorante, addirittura, parlandogli, gli stringeva le braccia quasi a chiedere aiuto: “Ti scongiuro Filippo … non rovinarmi. Io sono stato gentile con te, ho fatto tutto quello che mi hai chiesto. Quei quattro soldi che mi hai dato te li ridò domani mattina … ci vediamo qui, al bancomat UniCredit, in via Andrea Doria”. “E come spiegherai a tua moglie che hai prelevato quei soldi dal conto?”. “Tu non ti preoccupare di questo … una scusa la trovo, non è la prima volta …”.

“Ma così cosa risolviamo?”

 “Risolviamo che tu ed io, dopo che ti avrò restituito i soldi, non ci vedremo mai più. Ti giuro sui miei figli che sparirò dalla tua vita per sempre. Te lo giuro su Dio! E devi sparire anche tu!”.

“Si può fare, ma se ti vedo un’altra volta … tutto alla luce del sole, chiaro?”. “Chiarissimo … potessi morire in questo momento”.

E così fecero. La mattina dopo, alle dieci, Andrea restituì i soldi a Filippo, fino all’ultimo euro. Quindi si strinsero la mano, e si ringraziarono, chi sa perché, vicendevolmente.

Filippo, andando verso la metropolitana di Via Ottaviano, sentì un frescolino nel cuore: Nora non gli era costata un soldo. Insomma non l’aveva comprata a buon mercato.

Tutto gratis, come i doni della natura.

Andrea non si fece più vedere, perso per sempre nel nulla da dove era venuto. Nora nacque in piena salute: più di tre chili e già con una soffice peluria sulla testa. Il parto fu quasi indolore e Maria non stava nella pelle per la felicità, sempre accudita dalla madre che voltava le spalle a Filippo, paralizzato dall’emozione. Aveva vinto. L’ultimo timore svanì in occasione del battesimo, nella chiesa di san Biagio. Filippo non guardava la sacra cerimonia, ma la porta della chiesa per vedere se faceva, anche solo capolino, Andrea.

Niente, il giovanotto non si fece vivo: Aveva sicuramente cancellato tutto dalla sua testa ed era rientrato nel banale tran tran quotidiano.

Nora era nata, esisteva, era lì. Filippo era il padre, un padre più affettuoso di un padre vero.

Uscendo dalla chiesa Filippo ringraziò silenziosamente il Signore, e gli venne in mentre di colpo una frase che gli diceva suo padre quando lo vedeva arrampicarsi sugli specchi per uscire dai guai:

“Mi fai pensare a una frase che mi diceva tuo nonno: l’escogitar del disperato non ha mai fine”.

 

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[1] Sole 24 ore del 2 settembre 2012