Roma e i biglietti clonati dell’Atac. Fondi neri per finanziare politica

7 Novembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Fondi neri creati attraverso biglietti clonati per arricchirsi e per finanziare la politica romana. E’ il “sistema romano dei trasporti”, la contabilità parallela e oscura dell’Atac, l’azienda di trasporto pubblico capitolina, che Daniele Autieri e Carlo Bonini ricostruiscono su Repubblica. Un sistema oliato, efficiente e assolutamente bipartisan, con amministrazioni di centrodestra e centrosinistra che più o meno tacitamente avallano e insieme si spartiscono la torta.

L’Atac – scrivono Autieri e Bonino – stampa biglietti per autobus e metro. E i biglietti sono denaro. Chi ha le mani sui biglietti, ha le mani sulla cassa. E se quella cassa è in parte in chiaro e in parte in nero, perché quei biglietti sono in parte veri e in parte falsi, chi ha le mani sull’Atac ha di fatto le mani su “una banca che batte moneta”.

Da questo presupposto, riportato da una “qualificata fonte interna” dell’Atac, nasce il “sistema”. Sistema che attraverso una gestione fraudolenta della biglietteria riesce a produrre fondi neri per circa 70 milioni di euro l’anno.

Soldi che finiscono nelle tasche di manager corrotti e dipendenti conniventi. Ma soldi che principalmente servono a finanziare la politica romana.

Un sistema in piedi e in funzione dal 2000, cioè da ben 13 anni. “Dal 2000 in avanti – racconta a Repubblica quella che viene indicata come la ‘qualificata fonte interna’ -, gli uomini che gestiscono il servizio biglietti sono gli stessi da sempre. Sono una ventina: l’intelligenza del sistema di bigliettazione. Lavorano in via Sondrio, dove ci sono uffici Atac. In un’area blindata cui si accede solo se abilitati. In Azienda quel posto è conosciuto come ‘i tre scalini’”.

Quindi, la chiosa. Decisiva. “È un sistema che dura da anni, un tram che ha arricchito tanti. Manager, prima di tutto, e poi la Politica. Istituzioni locali, ma anche alcuni parlamentari. Il salto fu nel 2006 quando si capì che al tavolo avrebbero dovuto sedersi tutti, centrosinistra e centrodestra. Il modo migliore per assicurarsi che nessuno lo avrebbe ribaltato”.

Ed è infatti la politica parte assolutamente attiva di questo sistema. E altrimenti non potrebbe essere visto che, i vertici di Atac, azienda partecipata, sono scelti proprio dalla politica. Scrivono ancora Autieri e Bonino: “E’ il 29 aprile 2008. Gianni Alemanno è il nuovo sindaco di Roma. Il senatore Pdl (e futuro vicesindaco) Mauro Cutrufo presenta un’interrogazione. Attacca la gestione ‘veltroniana’ delle aziende comunali, denuncia appalti truccati , disservizi, e sprechi. Ma la verve polemica della Destra è un fuoco fatuo, che si spegne in un’estate.

‘Nel settembre 2008 — racconta un ex manager dei trasporti — partecipai ad una cena a casa di Riccardo Mancini in cui si parlò dei vertici delle aziende del trasporto pubblico’. Mancini è l’asso di briscola del nuovo sindaco. Ha un passato neofascista in Avanguardia Nazionale e un presente da tesoriere della campagna elettorale di Alemanno (finirà in galera per le tangenti sugli appalti per i filobus). Per la ‘politica dei trasporti’ è dunque da lui che bisogna passare. Quella sera, intorno al tavolo di casa Mancin

i, oltre al senatore Pdl Vincenzo Piso, sono seduti alcuni top manager. ‘Fu l’occasione — racconta la fonte — per parlare di un accordo politico bipartisan, siglato ad alti livelli, che avrebbe imposto pacificazione e continuità sulle aziende del trasporto pubblico nel passaggio dal centrosinistra al centrodestra. Il messaggio era chiaro a tutti: il sistema andava preservato’.

Lo spoil system promesso da Alemanno si risolve dunque in un’operazione di facciata. Tutti, manager e dirigenti, vengono cooptati al nuovo ‘patto’ . Estate 2013, Ignazio Marino è in Campidoglio. Il 27 luglio, Danilo Broggi arriva in Atac come nuovo ad. Arriva da Consip. Molti, con enfasi, parlano di ‘rivoluzione’.

In realtà, Broggi mette piede in una foresta pietrificata. Il presidente dell’azienda, Roberto Grappelli, confermato da Marino, è stato infatti nominato da Gianni Alemanno nel dicembre del 2012. Antonio Cassano, il potente ex direttore generale di Atac viene messo ‘a disposizione’ dell’ad Broggi con uno stipendio di quasi 280mila euro.

Gioacchino Gabbuti, dopo aver guidato l’Atac dal 2005 al 2009, prima con Veltroni poi con Alemanno, viene accomodato sulla poltrona di amministratore delegato di Atac Patrimonio, con uno stipendio, tra indennità e bonus, di quasi 600mila euro. Il direttore acquisti, Franco Middei, nonostante le inchieste in corso su alcuni appalti sospetti, rimane saldamente ancorato alla sua poltrona”.

Una macchina efficiente e redditizia dal funzionamento semplice. A patto, naturalmente, che non ci siano controlli. Una macchina il cui funzionamento è spiegato sempre dalla “qualificata fonte interna”: “Tutti i biglietti emessi da Atac hanno un numero. Quando il biglietto viene ceduto ai rivenditori ufficiali entra automaticamente in una white list. Una volta acquistato e obliterato, finisce invece in una black list. Così quando il ciclo si conclude, white liste black list si ricongiungono e i biglietti venduti e utilizzati vengono cancellati. Quest’ultimo passaggio nel sistema di Atac non c’è. La black list non è mai ricongiunta con la white list e un ipotetico biglietto clonato può passare anche dieci volte senza che le macchinette lo riconoscano. Atac è come la Banca d’Italia: ha la carta moneta, vende e rendiconta. Il tutto senza alcun controllo esterno”.

Funzionava, e funziona così il sistema: Atac stampa biglietti con un numero seriale, solo che, quando il singolo biglietto viene obliterato, il suo numero non viene indicato come “usato” e quindi invalidato o, usando termini bancari, messo fuori corso. Così facendo si ottiene il risultato di poter stampare, ad esempio, più biglietti col numero seriale “1”. Il primo di questi sarà incluso nella contabilità ufficiale, gli altri no. Non essendo poi biglietti tecnicamente falsi, potranno regolarmente essere venduti ai rivenditori autorizzati, generando profitti, ma senza il fastidioso bisogno di inserirli nella contabiltà ufficiale.

Sulla gestione dei biglietti già un paio di audit interni, di cui uno ancora dal contenuto segreto, hanno provato a far luce. Così come la magistratura che, tramite la Procura di Roma e la Guardia di Finanza, ha iniziato un’indagine sull’azienda. Indagine che ha portato, nel marzo scorso, a tre avvisi di garanzia per quella che era conosciuta come “la truffa dei biglietti clonati”. Con le rivelazioni di Repubblica la truffa però, si scopre, non era solo ai danni dell’Atac, ma anche dai vertici dell’azienda gestita. (Rainews)