Rodotà: “governo padrone del sistema costituzionale”

15 Luglio 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Mentre prosegue in aula la riforma del Senato con 124 interventi fiume e 40 ore di dibattito, arrivano nuove critiche alla legge.

Così il “governo diventa padrone del sistema costituzionale” secondo il costituzionalista Stefano Rodotà, uomo di sinistra candidato ufficiale alla Presidenza dagli elettori del MoVimento 5 Stelle dopo che Milena Gabanelli e Gino Strada avevano gentilmente rifiutato.

Sulle pagine del Fatto Quotidiano, Rodotà teme che assisteremo a un “enorme accentramento di potere nelle mani dell’esecutivo e del premier”.

“Il mio stato d’animo è terribilmente malinconico. Poteva finire in modo molto migliore di come si avvia a concludersi”.

È una vecchia tecnica, spiega il professore alla giornalista Silvia Truzzi. “Invece di discutere le tesi dell’interlocutore, lo si delegittima. Mi spiace perché la famosa lettera dei professoroni aveva messo in modo un meccanismo virtuoso, di iniziative parlamentari che andavano verso un processo riformatore,
che non era in contrasto con la democrazia. Invece chi sostiene un’idea di riforma non brutale e semplificata, viene apostrofato come gufo o rosicone.

“Alla peggio lo si accusa di voler salvare lo stipendio”.

Renzi ha avuto sul suo tavolo “una tale ricchezza di proposte che certamente questa auspicata discussione” sulla legge costituzionale avrebbe potuto aver luogo, dice Rodotà.

Ma si è preferito andare avanti senza confronti. “La domanda che dobbiamo porci è: Renzi e il suo gruppo dirigente hanno la cultura costituzionale adeguata per caricarsi il peso di questo cambiamento radicale?”

Il combinato disposto del nuovo Senato più Italicum viene definito “svolta autoritaria”. Secondo Padellaro, direttore del Fatto, così facendo “il Senato si suicida”. Era il titolone sbattuto in prima pagina sull’edizione odierna del quotidiano.

La senatrice del PD Finocchiaro si dice soddisfatta dei lavori, mentre Renzi apre al Movimento 5 Stelle sull’immunità, dicendosi pronta a rivedere la norma se la fazione all’Opposizione vorrà trattare.