Robinhood, perché l’Ipo potrebbe renderla “la prossima meme stock”

28 Luglio 2021, di Alberto Battaglia

Le negoziazioni delle azioni di Robinhood, l’app di trading a zero commissioni preferita dai Millennial statunitensi, inizierà giovedì 29 luglio sul Nasdaq, riservando il 35% delle 55 milioni di azioni previste nell’offerta pubblica iniziale agli utenti della stessa applicazione.

Si tratta di una scelta che con ogni probabilità renderà questo debutto in Borsa ancora più volatile rispetto alle precedenti Ipo di quest’anno, come quella di Coinbase. Il prezzo di ciascuna azione sarà fra i 38 e i 42 dollari; nella forchetta alta di prezzo Robinhood potrebbe essere valutata fino a 35 miliardi di dollari.

La scelta di Robinhood di destinare una così larga parte dell’offerta ai piccoli risparmiatori è stata giustificata con la volontà di ridurre il ruolo degli attori istituzionali e di “democratizzare” maggiormente il processo di quotazione. Un messaggio coerente con il modello di business della società, che, grazie a grafiche accattivanti e zero costi di transazione, ha aperto le porte del trading anche ai soggetti giovani e poco esperti (attirando tutte le critiche del caso).

Secondo David Erickson, docente della scuola di business Wharton dell’Università della Pennsylvania, quella di Robinhood, proprio per le modalità con le quali è stata organizzata, potrebbe rivelarsi la prossima meme stock – dopo che la stessa app di trading è stata l’arena preferita per mandare “sulla Luna” Game Stop, Amc e altri titoli il cui prezzo è stato dettato dal coordinamento sui social network.

“Con questa nuova allocazione agli investitori al dettaglio, l’Ipo è una scatola chiusa in termini di come allocare e a chi allocare, rispetto a quanto avviene con le banche d’investimento, dove si sa cosa accadrà nell’after-market”, ha detto Erickson al Financial Times, “la maggior parte degli investitori seri aspetteranno e vedranno cosa succede; forse Robinhood diventerà il prossimo titolo-meme”. E, in questi casi, a una repentina e tecnicamente insensata ascesa seguirebbe, dopo non molto tempo, un inevitabile tonfo.

I numeri di Robinhood

La app di trading, che non è disponibile in Europa (nel quale sarebbe impossibile replicare il medesimo modello di business), conta 17,7 milioni di utenti attivi per 80 miliardi di dollari di asset.
Nel primo trimestre i ricavi sono stati pari a 522 milioni di dollari (+309% anno su anno), con una perdita netta da 1,4 miliardi. Nel 2020, grazie all’entrata in gioco di numerosi piccoli investitori sui mercati dopo il crollo dovuto al Covid, i ricavi sono aumentati del 245% a 959 milioni, con un risultato netto da 7 milioni di dollari. Dopo Robinhood, diversi altri nomi della finanza tradizionale si sono gettati nel campo del trading a zero commissioni, inclusi Charles Schwab e Morgan Stanley.