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Riva Acciaio chiude: 1.400 esuberi

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ROMA (WSI) – Il gruppo Riva ferma tutte le attività produttive di Riva Acciaio. Il provvedimento – afferma una nota – si è reso necessario poichè il sequestro preventivo, ordinato dalla Magistratura di Taranto e notificato a Riva Acciaio lo scorso 9 settembre “sottrae all’Azienda ogni disponibilità degli impianti – che occupano oggi circa 1.400 addetti – e determina il blocco delle attività bancarie, impedendo pertanto la normale prosecuzione operativa della società”.

Il gruppo Riva ha annunciato che da domani metterà in libertà circa 1.500 addetti che operano nelle 13 società riconducibili alla famiglia e oggetto del sequestro di beni e conti correnti per 916 milioni di euro operato dalla Guardia di finanza nell’ambito dell’inchiesta tarantina per disastro ambientale. Lo rende noto la Uilm nazionale.

Nel sequestro effettuato in tutta Italia tra martedì e mercoledì scorsi dalla Guardia di Finanza, su ordine del gip di Taranto, Patrizia Todisco, ci sono beni immobili per oltre 456 milioni di euro, disponibilità finanziarie per oltre 45 milioni di euro, nonchè azioni e quote societarie per circa 415 milioni di euro. Totale: 916 milioni di euro.

La stretta ha riguardato 9 società controllate in via diretta e indiretta in forma dominante da Ilva spa, 3 società controllate in via diretta in forma dominante da Riva Forni Elettrici spa, una società controllata mediante influenza dominante da Riva Fire spa.

Il maggior numero dei sequestri è stato fatto tra Milano (le società hanno quasi tutte sede nel capoluogo lombardo) e Taranto. Eppoi a Roma, Genova, Cagliari, Modena, Parma, Reggio Emilia, Sondrio, Varese – dove ha sede una delle 13 società -, Potenza, Bolzano, Savona, Bergamo, Brescia, Verona, Napoli, Salerno, Bari, Vercelli, Como, Massa Carrara, Cuneo e Lecco.

Per gli ultimi sequestri, il gip ha emesso un decreto che ha esteso il provvedimento del 24 maggio scorso, assunto in base alla legge 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa delle imprese. L’estensione richiama l’articolo 2359 del Codice civile che parla di “società controllate, collegate o comunque sottoposte all’influenza dominante”.

Gli oltre 916 milioni bloccati in questi giorni si aggiungono al miliardo, sempre in beni, conti e partecipazioni, sequestrato tra fine maggio e giugno. Il 24 maggio il gip ha infatti ordinato un sequestro preventivo per equivalente per 8,1 miliardi nei confronti delle società Riva Fire, Riva Forni Elettrici e Ilva, con esclusione solo di quanto funzionale alla continuità produttiva del siderurgico di Taranto poichè salvaguardato dalle norme della legge 231 del 2012.

L’intero sequestro, ha affermato la Guardia di Finanza, è “funzionale alla confisca per equivalente”. In sostanza, siccome i periti dell’autorita’ giudiziaria hanno stimato che il risanamento dei danni ambientali provocati dall’Ilva costerà 8 miliardi, il magistrato ha disposto un sequestro per la stessa cifra.

Confindustria auspica che, “in un clima meno esasperato, sia possibile trovare una soluzione che garantisca l’occupazione e l’attività industriale”. Lo si legge in una nota in cui l’associazione degli industriali afferma di seguire “con grande preoccupazione il blocco delle attività del gruppo Riva”.

Sui licenziamenti, il governo vuole una marcia indietro dei vertici dell’azienda. Il Ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato pensa alla linea dura, ma potrebbe fare qualche concessione.
(Rainews)