Risposta coordinata al diktat del rigore: Irlanda sia da esempio

7 Maggio 2012, di Redazione Wall Street Italia

“Il fallimento delle economie occidentali e’ lo specchio di un fallimento intellettuale che coloro che attualmente detengono il potere non sanno riconoscere nel modo adeguato. Il trionfo della fede nel mercato e’ cosi’ completo che ormai non c’e’ quasi piu’ nessuno nella funzione pubblica che si puo’ permettere di dichiarare apertamente cio’ che e’ ovvio: ovvero che i promotori del vecchio senso comune, ormai esploso – compresi i suoi numerosi sedicenti esperti addomesticati – sono ridicoli. Cosi’ lo spettacolo continua, come se nulla fosse” (Dan Hind, autore di “The New Common Sense”)

New York – Come dimostrato dalle recenti elezioni in Europa e dagli ultimi dati macro, l’esperimento del rigore di Bce, Fmi e Commissione Europea ha fallito. La Troika tiene in mano il destino delle nazioni in difficolta’, nell’ambito di un processo di mutamento neoliberale che insiste nei tagli alle spese per “assicurarsi che la gente innocente e meno attrezzata paghera’ i costi del piano di salvataggio”, come denuncia David McNally nel libro “Global Slump: The Economics and Politics of Crisis and Resistance”.

Ma in seno ai movimenti Occupy e alle manifestazioni di protesta contro la crisi e le misure di austerita’ imposte nell’area euro per abbattere il debito mancano ancora delle serie proposte economiche coordinate.

I cittadini che esprimono il loro malessere scendono nelle strade dei paesi indebitati dell’area euro come Spagna e Irlanda ne hanno tutto il diritto, ma dovrebbero cercare di riunirsi e trovare punti comuni da canalizzare in un’unica strada da seguire. E’ lo stesso problema al cuore del populismo montante in Europa: lamentarsi senza offrire una proposta valida.

Alla gente di Dublino non bastera’ dire no in occasione del referendum sul Fiscal Compact, il 31 maggio. Anzi, un’eventuale bocciatura del nuovo patto di bilancio europeo rischia di recare effetti controproducenti nell’immediato, portando alla fuga degli investitori stranieri necessari per la ripresa economica. Delle due l’una: un’altra via percorribile esiste, quella di indire un referendum per ripudiare il debito.

Nonostante gli sforzi eccezionali fatti per rispettare gli obiettivi fissati dall’FMI, l’Irlanda si ritrova impelagata, con un deficit in crescita, livelli sostenuti di emigrazione e un tasso di disoccupazione del 15% circa (in Spagna e’ al 23,6% e al 50% tra i giovani). Le modifiche fiscali adottate sino a fine 2011, pari a 20 miliardi, equivalgono a 4.600 euro per cittadino, il maggiore esborso mai visto nel mondo industrializzato. L’austerita’ con uno scopo e’ un eufemismo che non potra’ camuffare a lungo quello che e’ a tutti gli effetti un assalto concertato al contratto sociale.

Un evento organizzato dalla London School of Economist nella capitale inglese, a cui hanno partecipato opinionisti, scrittori ed economisti, si e’ posto come obiettivo quello di colmare la mancanza di obiettivi materiali, per scoprire un modo con il quale interrompere la spirale austerita’-recessione che sta portando l’Europa verso il caos.

E rispondere alla domanda “Quale via politica da seguire come soluzione alternativa alle politiche di austerita’ che hanno completamente perso credibilita’?”. Otto nazioni dell’Eurozona sono in recessione, a dimostrazione del fallimento delle politiche di rigore, che non sono riuscite a infondere fiducia nell’economia della regione.

Le autorita’ politiche d’Europa impongono i tempi di rientro del deficit, da abbinare successivamente a programmi per alimentare la crescita. Ma la crescita, sottolinea Robin Murray, pioniere del movimento Fair Trade, dipende dagli investimenti. E perche’ si incomincino a vedere i primi effetti bisognera’ aspettare almeno due anni, se tutto andra’ come dovrebbe.

Un’altra domanda da porsi e’ quale tipo di investimento va fatto e in quale tipo di infrastrutture? E ad ogni modo una strategia di questo tipo non e’ sufficiente. I leader dei partiti e delle autorita’ di Bruxelles sostengono che non ci siano alternative alla riduzione delle spese e agli incrementi fiscali. I due universitari intervenuti all’evento londinese sono convinti esattamente del contrario, offrendo esempi di economia sociale “equa”, da un punto di vista di media indipendenti e alternativi.

“L’austerita’, sottolinea il docente e collaboratore del Guardian Gavan Titley, e’ di per se’ una risposta che elude la domanda”. E’ chiaro ormai che gli stati democratici del mondo capitalistico come lo conosciamo oggi non hanno un sovrano, bensi’ due: la loro gente e i mercati internazionali.

L’esempio del fatto che ci sono alternative lo offre l’Irlanda, paese di origine di Titley, e dove il popolo si e’ opposto alle misure di austerita’. A rendere ancora piu’ peculiare il caso di Dublino e’ il fatto che fino al momento della rivoluzione fiscale, il paese sia stato presentato come il modello esemplare da seguire nell’area euro.

Ma la gente ha incominciato a ribellarsi a tale strategia, dedicandosi in massa a un atto di disobbedienza fiscale. Meta’ delle famiglie ha deciso di non pagare una tassa annuale che era stata imposta dal governo dopo mesi e mesi di austerita’.

In Europa la velocita’ della distruzione e la gravita’ delle cause ha aumentato il senso di “minaccia”, che ha galvanizzato le opposizioni all’austerita’. Le alternative all’austerita’ esistono ma dipendono dalle diagnosi. L’esempio lo offre l’Irlanda, entrata nel terzo anno di austerita’ e di piani di emergenza budgetaria. All’inizio e’ stata usata come metafora del buon comportamento e dell’accettazione passiva. Ma ora non e’ piu’ cosi’.

Dalla confusione del momento a Dublino sono emerse soluzioni politiche ed economiche. Il primo stadio dopo il piano di aiuti fornito al paese e’ stata la nascita di un’idea di “una gestione migliore”.

Le elezioni irlandesi nel 2011 hanno visto la nomina di tanti economisti e tecnocrati, perche’ la gente pensava che confidare le chiavi di casa ai conoscitori della materia fosse la risposta migliore.

Allo stesso tempo, pero’, sono nate attivita’ tra gruppi e comunita’ di cittadini volte a riflettere sui costi della crisi e le opzioni future. In Europa “le promesse di austerita’ non sono state mantenute, ma sono state sostituite da una minaccia, anziche’ da una soluzione”, come osservato da Titley.

Il paese ha indetto un referendum sul Patto Fiscale, il cosiddetto fiscal compact deciso dai capi di governo dei 25 membri dell’Unione europea a fine gennaio. Un’eventuale bocciatura sarebbe un segnale molto negativo per gli investitori e non risolverebbe tutti i problemi. Ma un “no” darebbe comunque la possibilita’ al governo di modificare la propria politica fiscale.

SUGLI AUTORI:

Robin Murray, confondatore di Twin Trading, pioniere del movimento di fair trade, e della partnership ambientale Ekologica.

Gavan Titley, docente di media e nuovi mezzi di comunicazione alla National University of Ireland, Maynooth, nonche’ opinionista del Guardian.

Hilary Wainwright e’ direttore e fondatore di “Red Pepper”, nonche’ direttrice della ricerca del programma “New Politics programme” al Transnational Institute (TNI).