Riserve auree: governo saprà quante sono e come rimpatriarle

4 Aprile 2019, di Alessandra Caparello

Sì dell’Aula del Senato alla mozione di maggioranza sulle riserve auree di Bankitalia. La mozione della maggioranza è stata approvata con 141 sì, 83 no e 12 astenuti e chiede una definizione dell’assetto “della proprietà delle riserve auree detenute dalla Banca d’Italia nel rispetto della normativa europea”.

Con la mozione si vogliono inoltre acquisire le notizie sulle riserve detenute all’estero e sulle “modalità per l’eventuale loro rimpatrio”. Bankitalia, come si precisa nella mozione, è  il quarto detentore di riserve auree al mondo, dopo la Federal Reserve, la Bundesbank e il Fondo monetario internazionale. Nello specifico il quantitativo totale di oro detenuto da via Nazionale, a seguito del conferimento di 141 tonnellate alla Banca centrale europea (BCE), è pari a 2.452 tonnellate (metriche) costituito prevalentemente da lingotti (95.493) e, per una parte minore, da monete. L’oro dell’istituto è custodito prevalentemente nei propri caveau e in parte all’estero, presso alcune banche centrali.

Protesta l’opposizione le cui altre tre mozioni, presentate rispettivamente da Forza Italia, Fratelli d’Italia e Partito democratico, sono state respinte. Nello specifico la mozione di Fratelli d’Italia impegnava il governo a valutare una “tempestiva adozione di un atto normativo che ribadisca, in maniera esplicita, che le riserve auree sono di proprietà dello Stato italiano e non della Banca d’Italia” e ad “adottare le iniziative opportune affinché le riserve auree eventualmente ancora detenute all’estero siano fatte rientrare nel territorio nazionale”. La mozione di Forza Italia voleva invece impegnare il governo a fare chiarezza sulla “permanenza pubblica della proprietà delle riserve auree” e ad “escludere ogni ipotesi di vendita o di cessione delle riserve auree. Infine il Partito democratico con la sua mozione, anch’essa respinta, sottolineava che un’eventuale riduzione delle riserve auree detenute dalla Banca d’Italia per iniziative volte a ridurre il debito pubblico, il deficit o per sostenere interventi di sviluppo economico, oltre a rappresentare un’infrazione alla normativa Ue e agli accordi sottoscritti a livello internazionale, presenta una serie di controindicazioni”.