RISERVATO AI GESTORI: PUNTARE ANCORA SULL’AZIONARIO

14 Luglio 2009, di Redazione Wall Street Italia
*Questo documento e’ stato preparato da Maurizio Milano, resp. Analisi Tecnica Gruppo Banca Sella, ed e’ rivolto esclusivamente ad investitori istituzionali ovvero ad operatori qualificati, così come definiti nell’art. 31 del Regolamento Consob n° 11522 del 1° luglio 1998 e successive modifiche ed integrazioni. Le analisi qui pubblicate non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.

WSI) – Non muta l’impostazione tecnica dei mercati azionari.
1) Il grande quadro rimane quello di un mercato Orso (a partire dal crash di ottobre-novembre 2008);

2) il trend intermedio è un bear market rally, che dai minimi di marzo ha consentito recuperi generalizzati degli indici azionari mondiali superiori al 40% (per il FTSE/Mib addirittura +68%), con gli indici che hanno toccato dei massimi di periodo nel corso della prima decade del mese di giugno;

3) il trend più breve, delle ultime settimane, si configura ancora come un movimento correttivo/di consolidamento, che ha determinato un ripiegamento di circa l’8% degli indici principali, con un ritorno verso i minimi di metà maggio.

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La fase in corso si deve quindi considerare ancora come una pausa fisiologica, di assestamento, e non pregiudica una successiva ripresa del bear market rally. La perforazione dei minimi di metà maggio, in fase di test, provocherebbe tuttavia una continuazione della fase correttiva con un’altra limatura del 6-8% degli indici principali. Affinché tale rischio svanisca è necessario un pronto ritorno delle quotazioni al di sopra dei livelli di resistenza toccati al inizio luglio.

Un segnale convincente di ripresa del rally si avrà però solo col superamento delle resistenze testate nella prima decade di giugno (al momento prematuro): ciò farebbe scattare nuovi acquisti che spingerebbero il mercato azionario verso i livelli di fine settembre-inizio ottobre 2008 – livelli da dove era partito il crash di ottobre-novembre successivo al fallimento di Lehman –, che rimangono il grande obiettivo del bear market rally in corso. Da un punto di vista operativo sono ancora possibili acquisti sulla debolezza ma il focus deve gradualmente spostarsi su un’exit strategy che consenta di alleggerire l’esposizione all’avvicinarsi degli obiettivi, portando a casa gli utili realizzati ed abbassando il profilo di rischio.

I livelli da tenere sott’occhio sono i seguenti: i primi supporti importanti sono individuabili a 1750 per il Nasdaq Composite, a 8150/250 per il Dow Jones industrial, in area 850/75 per l’S&P500, a 2280-2320 per il DJEurostoxx50, a 18000 per il FtseMib ed a 9000 per il Nikkei225. Si tratta di livelli molto vicini, e se gli indici non riusciranno a riportarsi velocemente al di sopra dei messimi di inizio mese permane il rischio di una loro perforazione, eventualità che aprirebbe la strada ad una seconda gamba correttiva. Gli obiettivi per gli indici sopra-citati, in tal caso, sarebbero i seguenti: 1600/50; 7500/800, 800/15, 2180, 16600-17000 e 8500, rispettivamente. Un segnale di miglioramento si avrà invece al superamento dei massimi toccati il primo luglio, eventualità che riproporrebbe il test dei massimi di inizio giugno, al di sopra dei quali (prematuro) il rally riprenderebbe con vigore verso gli obiettivi.

Come ricordato la scorsa settimana, tra gli argomenti che fanno pensare che la fase in atto sia una normale fase di consolidamento del rally e non il preludio di una nuova ondata ribassista si possono elencare: 1) nessun supporto significativo è stato rotto; 2) la volatilità implicita rimane sui minimi dell’anno, sui livelli dello scorso settembre, precedenti al grande crash; 3) il rimbalzo del mercato obbligazionario rimane all’interno di un movimento più ampio laterale; 4) il settore bancario in Borsa rimane abbastanza stabile; 5) il greggio e le materie prime sono scese ma non così tanto da ipotizzare una ripresa del bear market; 6) la stabilità del dollaro segnala che non ci sono assestamenti importanti in vista tra le varie asset class.

Se dovessimo limitarci ad un solo campanello d’allarme potremmo dire che fintantoché il Vix (volatilità implicita S&P500, quotazione corrente 27,30) rimane al di sotto di 40,30-43, i gestori mantengono una preferenza per l’investimento azionario. In ottica tattica, certamente, perché un mercato Toro è ancora molto lontano all’orizzonte. Fintantoché il rally in corso (per quanto sia solo un “bear market” rally) non darà segnali convincenti di esaurimento, nonostante la delicatezza perdurante del quadro economico-finanziario la carta azionaria rimane ancora da preferire.

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