Rimesse bitcoin, domanda boom: Venezuela impone controlli di capitale

12 Febbraio 2019, di Alessandra Caparello

Giro di vite del Venezuela sulle rimesse in bitcoin. Le rimesse sono il denaro che viene inviato dall’estero ai venezuelani, spesso da parenti che lavorano in altri Stati.

Con le continue turbolenze politiche, sociali ed economiche dello stato latinoamericano, i cittadini continuano a fare affidamento su Bitcoin e altre valute digitali per la loro sopravvivenza. Poche settimane fa, il volume di scambio settimanale del Bitcoin in Venezuela ha raggiunto un nuovo record, per via della forte iperinflazione che affligge il paese, accentuata ancora di più dalla crisi presidenziale.

Solo sulla piattaforma P2P LocalBitcoins, in una settimana è stato scambiato l’equivalente di 7 milioni di dollari.

Da qui la stretta imposta dal governo. La scorsa settimana la Soprintendenza nazionale delle attività crypto del Venezuela (Sunacrip) ha pubblicato un decreto in cui sono indicati i requisiti e le procedure obbligatorie da seguire per l’invio e la ricezione di rimesse in criptovalute a persone che risiedono in Venezuela.

Il nuovo decreto introduce una commissione da un minimo di 0,25€ fino ad un massimo del 15% dell’importo totale da pagare a Sunacrip come imposta. Il documento fissa anche un limite mensile per le rimesse di criptovaluta di 10 Petro, la valuta digitale statale basata sul petrolio. Secondo i dati di CryptoCompare, tale somma sarebbe equivalente a circa 600$.

Un pacchetto di norme ampiamente criticato visto che imporre commissioni sulle rimesse in valuta criptata è indicato controproducente considerando l’essenza stessa dei pagamenti internazionali attraverso le criptovalute, ossia non pagare le commissioni esorbitanti previste dai servizi tradizionali.