Rimandare voto non fa che prolungare miseria

1 Ottobre 2013, di Redazione Wall Street Italia

LONDRA (WSI) – La riposta dei mercati è stata ragionevole, spiega Bill Emmott sulle pagine del Financial Times: le nuove incertezze richiedono nuovi premi di rendimento per il rischio intrapreso. Tuttavia, l’incertezza generata dalle dimissioni dei ministri di Silvio Berlusconi dal Governo Letta, arriva dopo un periodo di certezze: nello specifico “la certezza che l’esecutivo era paralizzato“.

Fin dalla sua formazione in aprile, il Governo atipico di larghe intese uscito dal caos elettorale di febbraio non poteva che limitarsi alle misure più urgenti. Poi “dal primo agosto, da quando Berlusconi è diventato un criminale pregiudicato, è rimasto impotente”.

L’ex primo ministro ha recitato il ruolo del “martire nobile“, dichiarandosi innocente, pur accettando la punizione “per il bene della nazione”. Ma nei fatti ha sfidato le istituzioni politiche del Paese. Tutte: “il diritto della magistratura di condannarlo, il diritto del Parlamento di espellerlo per effetto della legge anti corruzione, e il diritto del Governo di continuare le sue funzioni e persino la volontà del Capo dellO Stato di proteggere la costituzione”. Il risultato è stato la paralisi.

“E un Governo paralizzato è peggio di non avere un Governo“. Per questo, sostiene l’ex direttore dell’Economist che ha vissuto tanti anni a Roma, meglio andare subito al voto anziché tergiversare. Ritardare l’appuntamento non farebbe che “prolungare la miseria dell’Italia“.