Riforma pensioni: divedere l’assegno in due quote, l’ipotesi di Tridico

27 Aprile 2021, di Mariangela Tessa

Archiviata Quota 100 (almeno 62 anni di età e 38 di contributi per l’uscita anticipata dal lavoro)  con il recovery plan presentato ieri dal premier Draghi, si scalda la discussione sulla riforma delle pensioni.

Anche perché in mancanza di nuove regole a fine 2021 si determina uno scalone da gennaio 2022, che il Legislatore ha indicato, a più riprese, di voler evitare. Il Governo con il ministro Orlando si è limitato ad annunciare un incontro con le parti sociali a maggio, ma nel frattempo fioriscono le ipotesi per affrontare l’esaurimento di Quota 100.

Una di queste è quella avanzata ieri dal presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, che invita a ragionare sulla divisione della pensione in due quote: una contributiva che si può anticipare e una parte retributiva che si otterrebbe solo a 67 anni.

L’anticipo pensionistico – ha spiegato il numero uno dell’istituto nazionale di previdenza al convegno “Pensioni: 30 anni di riforme” – per la parte contributiva si potrebbe dare a 62-63 anni – ha spiegato – mentre il resto (la quota retributiva) la si otterrebbe a 67 anni. Si potrebbe poi studiare di chiedere un anno in meno di contributi per ogni figlio e un anno in meno ogni 10 anni di lavori usuranti/gravosi.

“Occorre pensare – ha affermato Tridico a proposito delle regole della riforma Fornero che ha portato la pensione di vecchiaia a 67 anni (compresi gli incrementi legati all’aspettativa di vita previsti dalla normativa precedente, ndr) a strumenti tali da introdurre un regime di “flessibilità strutturale del pensionamento, collegata al metodo contributivo”.

Tridico: requisiti più bassi per chi fa lavori usuranti

Per Tridico con la riforma pensioni dovrebbe essere consentita un’uscita con requisiti meno stringenti utilizzando il “ricalcolo contributivo per garantire l’equilibrio attuariale” ma ci dovrebbero essere requisiti più bassi per chi fa lavori usuranti. Inoltre bisognerebbe tenere conto dell’aspettativa di vita diversa per i diversi lavori e bisognerebbe “abbassare a 2,5 il coefficiente (oggi a 2,8 ) rispetto alla pensione minima con 64 anni di età”.

Il numero uno dell’Inps ha anche proposto un pensionamento anticipato sperimentale nel periodo post-pandemico per i cosiddetti “lavoratori fragili (es. i lavoratori immunodepressi e i pazienti oncologici). E’ una platea non particolarmente estesa, ha spiegato, che richiederebbe costi molto minori rispetto, ad esempio, a quota 100. Bisognerebbe poi rafforzare l’Ape sociale al momento prorogato solo fino al 2021.

Infine Tridico rilancia la staffetta generazionale e l’utilizzo del contratto di espansione sostenendo l’ipotesi di estenderlo anche alle aziende al di sotto dei 250 lavoratori.

Riforma pensioni: a fine anno si rischia lo scalone

Come anticipato, che a fine anno, conclusa la sperimentazione di Quota 100, il pensionamento di vecchiaia a 67 anni tornerà  la via principale per l’uscita a meno che non si abbiano 42 anni e 10 mesi di contributi (41 e 10 mesi per le lavoratrici).
Il Governo valuta solo piccoli aggiustamenti come la proroga dell’Ape sociale per i lavoratori in difficoltà e l’Opzione donna insieme a un rafforzamento del contratto di espansione ma da più parti arriva la richiesta di interventi più vigorosi che evitino il cosiddetto “scalone”.

In pratica infatti chi compie 62 anni nel 2022 (nato quindi nel 1960) ed ha cominciato a lavorare nel 1984 andrà in pensione nel 2027, cinque anni dopo il suo compagno di lavoro nato nel 1959 con gli stessi anni di contributi. Sempre che non si inaspriscano ulteriormente le regole.