Riforma partiti. La proposta PD farebbe fuori il M5S

27 Maggio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – La proposta sulla riforma dei partiti sta scatenando forti polemiche soprattutto all’interno del Movimento 5 Stelle. I pentastellati, infatti, ci rimetterebbero, e non poco. Firmata dal presidente del Pd Matteo Orfini, dal vicesegretario Lorenzo Guerini e da altri diversi esponenti del Partito Democratico, la proposta di legge è stata presentata “per l’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione in materia di democrazia interna dei partiti”.

Si richiede, come sottolinea Il Fatto Quotidiano, che i partiti si sottopongano ad un riconoscimento formale da parte dello Stato, attraverso un atto costitutivo e dotandosi di uno statuto. In caso contrario, tali partiti non potranno presentare le liste e partecipare di conseguenza ad alcuna elezione.

A perderci sarebbe il Movimento 5 Stelle che è, di fatto, l’unica formazione rappresentata in Parlamento che non è mai diventata partito e non è regolamentata neanche da uno statuto, che viene considerato, invece, condizione sine qua non nella proposta del Pd, per continuare a svolgere attività politica.

Nel testo si pone l’accento infatti sulla “necessaria acquisizione della personalità giuridica per i partiti che intendano prendere parte alle elezioni politiche nazionali e candidarsi alla guida del Paese”, collegata “al rispetto di puntuali standard di democrazia interna” come, ad esempio, “la disciplina delle procedure di ammissione e di espulsione, l’ambito di applicazione della regola maggioritaria, gli strumenti posti a tutela delle minoranze, le modalità di selezione delle candidature alle cariche pubbliche e le procedure per la scelta del leader”.

Come si acquisisce la personalità giuridica? Con l’iscrizione in un registro nazionale ad hoc, mentre lo statuto, che è obbligatorio, deve comprendere “il simbolo, l’indirizzo della sede legale nel territorio dello Stato, il numero, l’attribuzione e la composizione degli organi deliberativi esecutivi e di controllo”.

Il testo scrive, nel suo secondo articolo, che i partiti o i gruppi politici organizzati iscritti nel registro che intendono presentare liste di candidati nei collegi plurinominali, devono “depositare presso il ministero dell’Interno il contrassegno col quale dichiarano di voler distinguere le liste medesime nei singoli collegi plurinominali”. Le disposizioni entrerebbero in vigore a partire dal 1° luglio 2016, insieme all’Italicum.

Intervistato da ilfattoquotidiano.it Riccardo Fraccaro, esponente del M5S, commenta la proposta: “Consapevole che gli italiani non accettano più la formula del partito, considerato ormai strumento di autoconservazione della casta il Pd non trova meglio da fare che imporre per legge questo stesso sistema ai cittadini”.

Fraccaro continua affermando che “è la dimostrazione che hanno paura dell’aria che tira, vista anche la recente affermazione di Podemos in Spagna e, più in generale, di tutti i movimenti anti-casta europei”.

Dunquem “li sfido a raccogliere, se sono capaci, 350 mila firme in un giorno come abbiamo fatto noi del Movimento 5 Stelle: capiremo così se i cittadini sono a favore della loro proposta che, personalmente, considero espressione di fascismo partitocratico. Un regime in cui il dittatore in patria Matteo Renzi, forte solo con i deboli, non è altro che l’esecutore dei desiderata dei poteri forti”.