RIFORMA BANKITALIA: LA GUIDA PER LA TRASPARENZA ALLO SPORTELLO

6 Aprile 2009, di Redazione Wall Street Italia

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– Vocabolario in una mano, metro nell’altra. È con strumenti da Secolo dei Lumi che banche e Vigilanza stanno riesaminando il tema della trasparenza nelle relazioni tra intermediari e clienti (nodo centrale, tanto più in tempi di mercato da curare con il Prozac). Arabeschi linguistici e ardua confrontabilità dei costi sono infatti gli ultimi rami nodosi che restano da tagliare di quella che in passato fu definita foresta pietrificata. Un lascito poco gradito del tempo che fu, sopravvissuto a una gragnuola di avvenimenti e interventi normativi, ma ormai incompatibile con evoluzione del mercato ed esigenze dei clienti.

La necessità di sottoporre a manutenzione la normativa in vigore, che risale solo a sei anni fa, discende da molti fattori. Non solo il mondo cambia a una velocità prima ignota, ma la domanda di chiarezza risuona a gran voce nei 29mila esposti ricevuti da Bankitalia tra 2003 e 2007: circa 3mila riguardano infatti presunte violazioni della disciplina sulla trasparenza e scarsa chiarezza.

Un tavolo aperto
Il nuovo intervento di Via Nazionale – che si configura come tavolo “aperto” alle osservazioni delle parti coinvolte e che dovrà completare un iter piuttosto lungo – si colloca in una situazione particolare, nella quale gli intermediari italiani (in buona parte non per colpa loro) devono affrontare un problema reputazionale che aggrava il calo di redditività di alcune famiglie di prodotto. È facile pensare che le nuove regole cadano nel momento meno opportuno, ma sarebbe un’interpretazione superficiale. Per due ragioni: anzitutto perché tra gli obiettivi della nuova disciplina di Banca d’Italia figura la semplificazione delle procedure a carico delle banche, che dovrebbe gemmare una riduzione degli oneri a loro carico. In secondo luogo, perché la trasparenza rappresenta una delle leve più efficaci per riavviare il circolo virtuoso della fiducia.

«Le nuove regole – ha spiegato Banca d’Italia – prevedono una notevole semplificazione della documentazione e schemi standard per i prodotti “di massa”; un ampio utilizzo di indicatori sintetici di costo; l’invio ai correntisti di un riepilogo di tutte le spese sostenute nel corso dell’anno; principi per la redazione e presentazione dei documenti, con particolare attenzione al linguaggio».
L’ambito di applicazione è vasto. Riguarda prodotti, operazioni e servizi massivi, con esclusione però di prodotti e servizi di investimento, regolati da altra normativa. Altrettanto vasta la platea dei soggetti coinvolti: banche (italiane ed estere), intermediari finanziari, Poste (per l’attività di BancoPosta), Istituti di moneta elettronica (Imel). Sull’altro versante, i clienti al dettaglio: consumatori, enti senza scopo di lucro, Pmi (con fatturato inferiore ai 5 milioni di euro).

Pochi numeri per valutare meglio la potenza dello tsunami: sempre secondo rilevazioni Bankitalia, nove famiglie su dieci possiedono un deposito bancario o postale, il 63% ha in tasca una carta di pagamento, il 60% è titolare di un bancomat. Non manca un aspetto inatteso: in uno scenario sempre più competitivo, dopo l’affermazione dell’internet banking e di nuovi operatori, l’italiano resta fedele. Circa sei famiglie su dieci utilizzano il proprio intermediario principale da oltre dieci anni. La ricostruzione della fiducia parte dunque da una base solida.
Premio fedeltà
Per premiare questa fedeltà, il testo elaborato dalla Banca d’Italia pone al centro due aspetti che nel credito rappresentano una rivoluzione copernicana: chiarezza di linguaggio e confrontabilità dei costi. Potrebbero sembrare principi banali, visto che sono acquisiti da tempo – specialmente il secondo – in molti settori. E tuttavia non è così. Lo testimoniano diverse iniziative, tra cui la prima edizione di PattiChiari, partite con piglio napoleonico per poi rompersi i denti contro l’oggettiva complessità di politiche commerciali, architetture di prodotto, sottigliezze contrattuali e via elencando.

Ma visto che primum vivere, deinde philosophari (e se lo sosteneva Aristotele ai tempi suoi, figuriamoci se non vale oggi, in piena crisi sistemica), è bene considerare la valutazione di impatto delle nuove disposizioni, alla quale Banca d’Italia ha dedicato un apposito allegato che comprende anche un questionario sui costi di compliance (i quali potrebbero essere «non marginali»). L’esame, in questa fase, è imperniato su una valutazione qualitativa. Solo al termine della consultazione degli stakeholder, grazie alla compilazione dei questionari, si giungerà a una misurazione numerica. Anche se probabilmente non è il cuore della questione, resta da stabilire il solito dettaglio del “conto al ristorante”. Fuor di metafora: se – ed eventualmente in che misura – gli oneri verranno “traslati” sulla clientela.

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