RIECCO
I GRANCENTRISTI

24 Marzo 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Fino a qualche giorno fa, con le loro
critiche al Berlusconi populista del convegno
confindustriale di Vicenza, erano stati
solo l’ex segretario Udc Marco Follini e
il ministro della destra clericale di An
Gianni Alemanno a riportare a galla il
mai sopito progetto di grande centro moderato
con l’annesso corollario di scomposizione
dei due poli all’indomani dell’eventuale
sconfitta elettorale del Cavaliere.

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Invece, dopo il duello (si fa per dire)
arbitrato da Mimun su Raiuno tra i
due moderati per eccellenza di Cdl e
Unione, rispettivamente Pier Ferdinando
Casini e Francesco Rutelli, del fantasma
neodemocristiano che aleggia sulle urne
di aprile sono tornati a parlare tanti altri.
Le sfumature, però, sono diverse e
questo significa innanzitutto una cosa. E
cioè che Tabacci,Follini, Mastella, forse gli
stessi Casini e Rutelli avranno pure un solido
interesse alla questione, ma tutto è
ancora in fase embrionale per via del pilota
che dovrà guidare la macchina centrista.
«Il punto», come riferisce una fonte
autorevole, «è tutto qui: chi sarà il leader?
». Poi c’è la variabile Berlusconi. Nel
senso che, secondo gli aspiranti “grancentristi”,
bisognerà conoscere l’entità della
sconfitta annunciata del Cavaliere per
prendere le misure al nuovo progetto.

Perché è un conto perdere in maniera catastrofica, con un Parlamento nelle salde
mani dell’Unione.Altro è invece arrivare
al fatidico pareggio.
Nel primo caso, fanno sapere
centristi di sinistra, sarà
Rutelli a condurre le danze,
come del resto ha detto anche
lui stesso ieri a Milano pur
non mettendo in discussione
il doppio dogma del bipolarismo
e del Partito democratico:
«Non escludo che il centrodestra
si possa disarticolare
dopo le elezioni. Ma saranno loro a venire
con noi, da noi, e non certamente noi
a creare uno spazio terzo».

Al contrario,
in caso di pareggio, la situazione è più
aperta, tenendo conto anche un probabile
ritorno al voto oppure l’ipotesi di grande
coalizione, com’è noto sinonimo di
grande centro. E qui s’incastrano le uscite
di Tabacci e Mastella. Il primo: «La discesa
in campo di Berlusconi per me non
è un elemento stabile della vita politica
italiana, è qualcosa che ha il carattere
dell’eccezionalità, dell’anormalità.
Quando la politica tornerà politica tutti
torneremo un po’ più normali. Due grandi
partiti in futuro? L’importante è che si
alternativo alla sinistra. Ci vedrei
dentro Rutelli e non certo
Calderoli. Se poi fossi costretto
a un assetto di grande
coalizione, l’operazione si potrebbe
fare anche con persone
come Bersani, ma senza
Bertinotti». Il secondo, Mastella:
«Il grande centro è possibile.

Prima dobbiamo mandare
a casa il Cavaliere. Perché se Berlusconi
dovesse perdere, è chiaro che un
architrave dell’attuale sistema salterebbe
e quindi dovremmo vedere quali effetti
ciò avrebbe anche sull’altro architrave.
Adesso posso dirlo: io e Follini su questo
punto eravamo d’accordo, altri no. Per
questo alle prossime elezioni il grande
centro non sarà ancora una realtà».

A questo punto, maligni centristi bipartisan
aggiungono che Clemente e
Marco fossero d’accordo anche sul dominus
moderato da impalmare: Luca Cordero
di Montezemolo. Ed è per questo,
allora, che Casini avrebbe raffreddato il
suo entusiasmo. Del resto, il presidente
della Camera è quello che stranamente si
è mantenuto più prudente di tutti sulla
questione.Anche perché per lui la fuoriuscita
dal berlusconismo continua ad avere
due opzioni: una traumatica, che è la normalizzazione
democristiana; l’altra concordata
col premier e Fini, ovvero il partito
unico del centrodestra. Non a caso,
sempre ieri, sul quotidiano a lui più vicino,
il Messaggero del suocero Caltagirone,
veniva disegnato uno scenario bipolarista
relativo al 2011 con due candidati premier:
Rutelli e Casini. Ergo, la partita del grande
centro è ancora lunga. E da qui al voto assisteremo
ad altre manovre, tattiche o di riposizionamento. Ma poi tutto dipenderà
dalle urne, Cavaliere permettendo.

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