Ricerca: Italiani hanno paura di aprire un’azienda

15 Febbraio 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Mettersi in proprio, dando inizio così alla propria impresa o azienda è il sogno di circa due terzi della popolazione attiva mondiale. Ma in Italia le condizioni per farlo non si possono certo dire propizie.

Lo rivela l’ultimo Global Entrepreneurship Monitor (GEM) pubblicato questo mese condotto in partenariato con il Babson college, l’Universidad del Desarrollo, l’Universiti Tun Abdul Razak, il Tecnológico de Monterrey, e la London business School, da cui emerge appunto che il 66% degli adulti nel mondo considera che l’imprenditorialità sia una buona scelta di carriera, più della metà della popolazione attiva dichiara di avere le possibilità e le capacità di avviare un business e il 21% degli adulti in 60 economie intende avviare un’impresa nei prossimi tre anni.

“La capacità imprenditoriale di un’economia dipende dalla coesistenza di diversi tipi di comportamento imprenditoriale che facilitano la transizione da disoccupati a lavoratori autonomi, e poi da lavoratori autonomi a innovatori e creatori di posti di lavoro che operano a livello mondiale”, dichiara Slavica Singer, professoressa all’università JJ Strossmayer di Osijek e autore del rapporto.

“Tramite il Global Entrepreneurship Monitor, cerchiamo di diffondere questa consapevolezza cosicché i responsabili delle politiche imprenditoriali e le autorità di regolamentazione possano contribuire alla progettazione di ecosistemi imprenditoriali più favorevoli in tutto il mondo.”

In questo contesto, l’Italia spicca in coda in tanti degli indici analizzati dal rapporto. Meno del 5% degli adulti in età lavorativa lancia un nuovo business, e la paura di fallimento si eleva al 57,5%, posizionandoci penultimi nella classifica GEM (su 60 paesi).

Inoltre, solamente il 30,5% della popolazione tra i 18 e i 60 anni dichiara avere le competenze e le conoscenze necessarie ad avviare un’azienda o un nuovo business. Infine, per quanto riguarda la parità, gli uomini coinvolti in attività imprenditoriali early-stage sono quasi il doppio delle donne.

E a livello globale?

La percentuale di imprenditori con aspettative medio-alte di creazione di posti di lavoro è simile in tutti i livelli di sviluppo economico, circa un imprenditore su cinque nel mondo afferma la volontà di impiegare sei o più persone. Gli Stati Uniti primeggiano in questo indice: il 32% degli imprenditori dichiara un forte potenziale occupazionale (contro il 5% in Italia).

In tutte le economie analizzate dal rapporto, i più alti tassi di attività imprenditoriale si trovano tra le fasce di età 25-35 e 35-44 anni.

Quasi la metà degli imprenditori nelle economie guidate dalla ricerca dell’efficienza operano nel commercio all’ingrosso o al dettaglio, mentre quasi la metà degli imprenditori nel gruppo denominato innovation driven, cioè guidato dall’innovazione operano nel settore IT, finanziaro, professionale, della sanità, dell’istruzione e dei servizi.

Per quanto riguarda le economie factor-driven (dominate dai fattori della produzione e dalla presenza di ingenti risorse naturali e forza lavoro non qualificata), queste ultime mostrano il più alto tasso di attività femminile in stadio imprenditoriale precoce (20%). In queste economie ci sono circa 9 imprenditrici donne per ogni 10 uomini imprenditori.