Restare investiti… però con una strategia di uscita

8 Giugno 2016, di Ida Pagnottella

Anche se non  ha senso fare “previsioni” di mercato, negli ultimi mesi ho segnalato occasionalmente alcune strategie, come quella di stare liquidi e fuori dai mercati a dicembre 2015, poi dopo i crolli di gennaio ho segnalato di rientrare sul mercato a febbraio, segnalando due settori interessanti per investire: il settore del “agribusiness” e il settore delle imprese petrolifere. Pertanto volevo riprendere a vedere la situazione di mercato, per capire se ha ancora senso restare investiti, oppure se presto bisogna tornare a stare liquidi.

Indipendente dai singoli mercati, se c’è una cosa di cui sono sempre più convinta in questo periodo è che oggi è diventato meno importante indovinare in quale mercato o settore investire (quasi tutto sale e scende insieme), mentre sta assumendo sempre più importanza la decisione di essere investiti o non investiti affatto, e questo vale sia per il mercato azionario che per il mercato obbligazionario.

Per fare un esempio del problema, nel Grafico 1 riporto un confronto tra l’andamento (dal 6 giugno 2014 ad oggi)  di un ETF azionario globale, un ETF obbligazionario corporate globale, e un ETF obbligazionario Euro inflation-linked. I prezzi sono in Euro. E’ un confronto tra tre strumenti completamente diversi tra loro, eppure si vede chiaramente come tutti e tre sono saliti insieme fino a circa un anno fa, poi sono scesi insieme in particolare in agosto (come evidenziato dalle frecce verdi) , poi sono tutti saliti insieme fino a dicembre 2015,  e poi sono tutti scesi insieme fino a febbraio, e ora sono tutti saliti da febbraio ad oggi.

Grafico 1: confronto tra un ETF azionario globale, un ETF obbligazionario corporate globale e un ETF inflation linked (grafico Bloomberg): 

È vero che l’ETF obbligazionario è sceso di meno rispetto all’ETF azionario nei periodi come agosto e gennaio, però il punto è che ci sono pochissimi strumenti che proteggono davvero nei momenti di discesa dei mercati, per l’idea di diversificare tra azioni ed obbligazioni non mi sembra una strategia efficace attualmente. Se mi aspettassi un periodo negativo di borsa, potrei consigliare al cliente di investire obbligazioni corporate per rischiare meno e proteggersi ? Direi proprio di no: io vivo questo mercato oggi come un mercato dove o quasi tutto va bene, oppure quasi tutto va male, non ci sono molti posti o strumenti utili per proteggersi, ecco perché continuo a dire: attenzione, investite in strumenti facilmente liquidabili, perché quando arriverà il prossimo ribasso l’unica strumento che potrebbe proteggerci potrebbe essere di nuovo la liquidità, forse oro, probabilmente dollari USA – non obbligazioni in dollari, intendo proprio dollari USA.

Infatti io sono particolarmente prudente sulle obbligazioni in Euro investment grade a tasso fisso con lunga scadenza (obbligazioni come Bund tedesco decennale ad esempio oppure Nestlè a tasso fisso e scadenza 7/10 anni). Non sono preoccupata nel brevissimo periodo, però tra qualche mese l’inflazione potrebbe salire più del previsto e se dovesse accadere ci potrebbero essere (brutte) sorprese sul mercato obbligazionario investment grade in particolare e che hanno rendimenti ai minimi storici assoluti. Sorprese verso l’alto sul fronte inflazione costringerebbe la FED ad alzare i tassi creando poi problemi anche per il mercato azionario. Se dovessi avere torto e l’inflazione dovesse tornare a scendere allora sarà un problema comunque per il mercato azionario e non per il mercato obbligazionario, però per il momento vedo segnali di inflazione.

Nel grafico 2 riporto un’analisi di lungo periodo del dollaro a cura di Julian Brigden di Macro Intelligence 2 che spiega come mai il fattore principale da monitorare nei prossimi mesi è proprio il dollaro USA.

Grafico 2: l’andamento del dollaro dal 1975 rispetto alle altre monete estere con le quali gli USA ha scambi commerciali (linea bianca). In rosso sono indicati eventi di crisi di mercato, in azzurro ci sono gli annunci di QE. Le frecce gialle indicano rialzi di circa il 20% del dollaro dal punto di minimo precedente. 

Secondo Julian Brigden (analista e gestore indipendente, famoso anche per aver previsto l’ultimo crollo dei mercati azionari emergenti) ogni volta che abbiamo un ciclo discendente del dollaro di lungo periodo, si tende a creare eccessi di debito nei paesi emergenti, oppure eccessi nei prezzi delle materie prime. Infatti, ogni volta che il dollaro inizia un ciclo rialzista, quando arriva ad un rialzo di circa il 20% (indicato dalle frecce gialle nel grafico), capita qualche crisi di mercato nei paesi emergenti, i quali tendono ad avere debiti denominati in dollari oppure in monete legate al dollaro con cambi fissi.

Nel grafico 2 sopra si vede chiaramente il rialzo del dollaro dai minimi del 2011 fino al mese di gennaio di quest’anno, quando il dollaro ha iniziato una pausa. Per Brigden questa pausa non segna la fine del ciclo rialzista: anche nei due cicli precedenti rialzisti, il dollaro ha sempre fatto una pausa importante proprio dopo il primo rialzo del 20% dai minimi, punto dove ci troviamo ora. Il dollaro tende a muoversi in direzione opposta rispetto alle variazioni di breve periodo del tasso di inflazione, perciò suggerisce di tenere sotto controllo le variazioni del trade weighted dollar nei prossimi mesi per capire se l’inflazione è davvero in rialzo e se conviene uscire dai mercati obbligazioni come crede al momento.

Grafico 3: il dollaro rispetto alle valute estere (trade weighted) in giallo, confrontato con il tasso di inflazione dei paesi G7 dal 1995 ad oggi. Nonostante l’inflazione sia in discesa da 20 anni, nel breve periodo le variazioni del tasso di inflazione vanno in direzione opposta rispetto all’andamento del dollaro.

Nel grafico 3 (sopra) si vede come l’inflazione è in salita da qualche mese,  in coincidenza con la pausa del dollaro. Le banche centrali da febbraio hanno comunque continuato con iniziative senza sosta per garantire condizioni monetarie accomodanti: possiamo aspettarci sorprese (temporanee) a rialzo con il tasso di inflazione anche nell’Eurozona nei prossimi mesi? Io credo proprio di sì. Perciò nella seconda parte dell’anno non mi sorprenderebbe di vedere inflazione in salita, e ribassi dei prezzi delle obbligazionari investment grade (cioè obbligazioni con rating elevato e rischio default basso) i quali sono prezzati per scenari deflazionistici, avendo rendimenti ai minimi storici assoluti. Un rialzo del tasso di inflazione costringerebbe la FED ad alzare i tassi facendo ripartire il ciclo rialzista del dollaro e facendo ripartire anche l’ultima fase del ribasso dei mercati azionari, in particolare quelli emergenti. Per restare rialzisti sui paesi emergenti nel medio periodo, bisogna essere convinti di aver già visto i massimi sul dollaro americano rispetto alle altre valute. 

Perciò attenzione nei prossimi mesi al dollaro e al tasso di inflazione dei paesi G7: in caso di accelerazione di inflazione nei prossimi mesi negli USA potremo vedere un dollaro che riprende forza, la Fed costretta ad alzare i tassi, ed in uno scenario del genere converrebbe liberarsi degli investimenti azionari ed obbligazionari. Nel brevissimo periodo invece fino a quando la fase di debolezza nel dollaro dura e le materie prime agricole continuano a salire, si può continuare a prendere rischi sul mercato azionario, non mi sorprenderebbe affatto di vedere altri rialzi nel breve periodo, in particolare nei settori legati proprio alle materie prime che beneficiano da un dollaro debole. Però attenzione: per essere investiti nei mercati azionari ora, dato che sono cari, suggerisco di avere una strategia di uscita snella, investendo solo in strumenti molto scambiati e dunque facilmente liquidabili, ed evitando strumenti poco liquidi.

Gli strumenti poco liquidi oggi sono ovunque purtroppo, è il problema principale con cui devo confrontarmi tutti giorni nel mio lavoro di consulenza. Ad esempio ci sono delle obbligazioni che avevo consigliato a gennaio ad alcuni clienti, che ultimamente ho fatto vendere proprio perchè non sono liquide, e temo che durante la prossima crisi di mercato sarà impossibile tirarsi fuori da certi strumenti. Certo, le obbligazioni si possono tenere a scadenza, però trovo sia poco interessante tenere obbligazioni decennali a rendimento zero fino alla scadenza. Perciò quando scegliete un obbligazione o anche un ETF consiglio di scegliere un prodotto che sia molto scambiato e che non presenti grandi differenze di prezzo tra il prezzo denaro e prezzo lettera. E’ un fattore più importante da considerare oggi, perché vi permetterà di vendere lo strumento senza svenderlo quando sarà il momento di uscire.

Inoltre, suggerisco di evitare sia ETF che fondi comuni di investimento che investono a loro volta in titoli poco liquidi: non possiamo escludere la possibilità che durante la prossima fase critica di mercato alcuni questi prodotti potrebbero essere costretti a bloccare gli scambi oppure i rimborsi per questi prodotti non riescano a loro volta a liquidare i titoli contenuti nel fondo o ETF.

Queste sono le vere preoccupazioni che ho nel medio periodo. Potete verificare da soli il problema: se decidete di investire nel settore energetico, potete trovare molti ETF  settorali “Energy” oppure “Oil&Gas” quotati a Milano che investono nelle società del settore petrolifero che purtroppo scambiano pochi pezzi al giorno, alcuni ETF addirittura non sono proprio scambiati, mentre i titoli principali in cui investono questi ETF (Shell, BP, Total, ENI) in genere hanno volumi altissimi scambiando milioni di titoli al giorno, rendendo le operazioni di vendita e di acquisto di questi titoli molto facile.

Perciò personalmente invece di consigliare gli ETF o fondi settoriali Energy, ho preferito consigliare ai clienti a febbraio i titoli principali contenuti in questi ETF. Stesso discorso per il settore agribusiness: si può facilmente replicare il contenuto di un ETF settore agribusiness comprando i titoli principali dell’ETF e così avere un portafoglio investito in strumenti più volatili se presi singolarmente, è vero, però facilmente liquidabile in pochi minuti e senza difficoltà. Forse la prossima moda sui mercati nei prossimi anni sarà quello di tornare alle basi, investendo direttamente in titoli azionari ed obbligazionari, e di meno in contenitori che in teoria dovrebbero risolvere il problema della diversificazione, però oggi presentano il problema della (mancanza di) liquidità.

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Tutti gli articoli precedenti della rubrica potete trovarli al seguente link: Corso Autodifesa

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Profilo Dott. Ida Pagnottella

Consulente finanziario indipendente fee only dal 2005, è stata uno dei primi consulenti finanziari indipendenti in Italia. Nata e cresciuta in Canada, vive in Italia dal 1987; dopo la laurea si è specializzata presso la SDA Bocconi in gestione di patrimoni privati. Prima di svolgere la professione di consulente finanziario, ha lavorato come promotore finanziario, e come docente free-lance insegnando strumenti finanziari, teoria di portafoglio e normativa finanziaria, collaborando anche come assistente presso la Libera Università di Bolzano.  Dal 2015 collabora con lo studio Lupotto & Partners di Torino. 

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