Renzi si dimette da guida Pd: “inizia fase congressuale”

5 Marzo 2018, di Livia Liberatore

Annunciate, smentite e ora confermate. Matteo Renzi ha annunciato in via ufficiale le sue dimissioni da segretario del Partito democratico in conferenza stampa alla sede del Pd al Nazareno a Roma. Dimissioni apparse inevitabili dopo il crollo dei consensi al Partito democratico, che si ferma al 18,7 alla Camera e al 19,1 al Senato, lontano anche dal 20% e ai minimi storici.

“Abbiamo riconosciuto che si tratta di una sconfitta netta che ci impone di aprire una pagina nuova all’interno del Pd. Siamo orgogliosi dello straordinario lavoro di questi anni”, ha detto Matteo Renzi. “Non faremo accordi, mostrino il loro valore”.

Matteo Renzi ha detto di aver chiesto al presidente del partito Matteo Orfini di convocare un’assemblea nazionale per aprire la fase congressuale. Ciò avverrà, ha specificato Renzi, al termine della fase di insediamento del nuovo parlamento e di formazione del nuovo governo. Nessun reggente, ma un vero segretario eletto da un vero congresso, ha chiarito.

Dimissioni sì o dimissioni no. La notizia dell’addio di Renzi era stata annunciata in mattinata dall’Ansa e subito smentita dal portavoce Marco Agnoletti. L’indecisione si è poi protratta per tutto il pomeriggio, con la conferenza stampa al Nazareno convocata per le 17 e poi rinviata. Da un lato, il sostegno a restare in carica da parte della maggioranza, dall’altro la pressione della minoranza interna che ha chiesto in modo esplicito un “doveroso” passo indietro e non esclude la possibilità di un appoggio esterno a un governo del Movimento 5 Stelle. La cerchia dei fedelissimi a Renzi lo ha esortato restare in sella almeno fino alla formazione del nuovo governo, per poi avviare la fase congressuale.

Duro è il commento di Marco Travaglio e di altri editorialisti sulla sconfitta di Renzi e del Partito democratico. Scrive Travaglio in un editoriale su Il Fatto Quotidiano: “il vero cadavere politico uscito dalle urne (funerarie) è quello di Renzi che, nel breve volgere di quattro anni scarsi, è riuscito a trascinare il centrosinistra dal suo massimo storico a un minimo molto prossimo all’irrilevanza”.

Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera parla di “autodistruzione di Matteo Renzi“, “un leader contro se stesso”. “Ma il renzismo non è finito stanotte”, si legge sul Corriere, “era finito il 4 dicembre 2016, con la sconfitta per 60 a 40 nel referendum”. Sulla stessa linea Mario Calabresi su Repubblica, che parla della “sconfitta finale di Renzi”.