Renzi premier di sinistra, dimostrato in cinque punti

30 Maggio 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Renzi, rottamatore di destra? Macché. Esattamente l’opposto. Così Marco Alfieri sul Foglio smonta le accuse che vengono mosse al premier dai detrattori, sopratutto quelli interni al suo stesso partito come Gianni Cuperlo, Pierluigi Bersani e Pippo Civati, sottolineandone in cinque punti la svolta di sinistra compiuta con le ultime misure dall’esecutivo guidato dall’ex sindaco di Firenze.

Eccoli in sintesi:

  1. Politica estera onusiana. “Nell’agenda internazionale renziana ci sono le conferenze sul futuro dell’Africa – scrive Alfieri –  gli interventi per lo sviluppo sostenibile al palazzo di Vetro (impegnandosi a portare al 50 per cento del mix energetico italiano il peso delle rinnovabili), gli appelli umanitari a difesa dei bambini siriani, il mito dell’Europa spinelliana e, soprattutto, le prudenze diplomatiche da “vecchia Europa” in Medioriente, dove gli eserciti restano chiusi nelle basi e in Libia non si sbarca senza un preciso mandato Onu, per la gioia della minoranza Pd (e del popolo arcobaleno).”
  2. Deficit spending. “La politica economica del premier” dice Alfieri “finora è stata un mix di redistribuzione (dagli 80 euro alla promessa del bonus da 500 euro agli studenti, ma solo dopo il referendum) e investimenti in deficit che nemmeno Tsipras in Grecia, sfidando la commissione di Bruxelles (che ha dovuto riconoscergli la flessibilità) e il rigore contabile dell’eurozona (e della Germania)”.
  3. Il tabù della spesa. “Sul versante della spesa pubblica – aggiunge – la parola spending review è stata depennata (insieme ai suoi vecchi commissari), le pensioni e i pensionati (sindacalizzati) non si toccano, anzi sono una delle costituency elettorali renziane e il taglio delle tasse, se mai si farà, si farà l’anno prossimo, con buona pace dei liberali. Socialdemocrazia 2.0”.
  4. Diritti civili. “Si può pensare tutto della legge sulle unioni civili, che sia imperfetta, dimezzata o, al contrario, l’inizio della fine della famiglia tradizionale e una pericolosa sovversione dell’ordine naturale. Di certo è il provvedimento più progressista in materia di diritti civili varato da un governo italiano dai tempi della legge sull’aborto (ricordiamoci che il Prodi bis cadde anche sulla vicenda Dico). Quando mai un politico di destra, nel paese del Vaticano, si sarebbe azzardato a dire: ho giurato sulla costituzione, mica sul vangelo”.
  5. Magistratura. “Anche qui – ricorda infine- altro che rottamazione dei Pm, meglio l’appeasement che non si sa mai. Come per molti magistrati anche per Renzi il Pd e in generale la politica sono attraversati dalla mitica “questione morale.” E poi, e poi, “tranquilli, non c’è alcun complotto contro di noi.” Non propriamente lo stesso atteggiamento, lo stesso linguaggio e gli stessi argomenti retorici di Berlusconi nei confronti delle odiate “toghe rosse”.