Renzi: “Deriva venezuelana”. Ma l’anno scorso invocava deficit al 2,9%

28 Settembre 2018, di Alberto Battaglia

La nota di aggiornamento al Def, che secondo quanto affermato dal governo prevede un rapporto deficit/Pil al 2,4%, realizzerebbe un disavanzo superiore a quanto aveva auspicato il ministro dell’Economia, Giovanni Tria. Questa mattina i mercati non hanno reagito bene al piano della manovra e si attende di capire quale sarà la risposta della Commissione europea.
Ma le critiche all’esecutivo gialloverde sono già arrivate, in particolare dall’ex premier Matteo Renzi, che in un post su Facebook ha parlato di una “deriva venezuelana”:

“Il problema non è l’Europa, non è lo spread, non è il deficit. O meglio: non è solo questo. Il problema è la deriva venezuelana che stiamo rischiando” esordisce il senatore, prima di entrare nel merito delle misure che porterebbero l’Italia a una “retromarcia” che impedirà al Paese di “crescere, di assumere, di intraprendere”.

Il deficit previsto al 2,4% per tre anni, tuttavia, è assai meno problematico per i conti pubblici del piano che lo stesso Renzi aveva pubblicato poco più di un anno fa nel suo libro “Avanti!”, nel quale veniva auspicato un deficit al 2,9% per cinque anni:

“Noi pensiamo che l’Italia debba porre il veto all’introduzione del Fiscal compact nei trattati e stabilire un percorso a lungo termine – scriveva l’ex premier – un accordo forte con le istituzioni europee, rinegoziato ogni cinque anni e non ogni cinque mesi. Un accordo in cui l’Italia si impegna a ridurre il rapporto debito/Pil tramite sia una crescita più forte, sia un’operazione sul patrimonio che la Cassa depositi e prestiti e il ministero dell’Economia e delle Finanze hanno già studiato, sebbene debba essere perfezionata; essa potrà essere proposta all’Unione europea solo con un accordo di legislatura e in cambio del via libera al ritorno per almeno cinque anni ai criteri di Maastricht con il deficit al 2,9%”.

Secondo il piano che avrebbe dovuto segnare la riscossa del renzismo dopo la batosta del referendum costituzionale, “questo spazio fiscale” sarebbe stato “utilizzato tutto, e soltanto per la riduzione delle tasse, per continuare l’operazione strutturale iniziata nei mille giorni”. La cosiddetta Manovra del popolo, al contrario, punta anche su misure assistenziali che l’ex premier non aveva incluso nel suo manifesto programmatico e che sono state il principale oggetto di critica nel post di commento alla nota di aggiornamento al Def.