Renzi: «Avrò i sindacati contro? Pazienza. Da mercoledì abbasseremo le tasse»

9 Marzo 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – «Mercoledì per la prima volta si abbassano le tasse. Non ci crede nessuno? Lo vediamo», promette Matteo Renzi a «Che tempo che fa». E il premier sceglie il salotto di Fazio per mandare anche un chiaro messaggio alla Cgil che oggi ha minacciato mobilitazioni se non riceverà risposte dal governo: «Avrò i sindacati contro? Pazienza», è la sua replica.

«Sindacati contro? Pazienza». Parlando degli interventi che saranno varati mercoledì dal Consiglio dei ministri, Renzi sostiene: «Oggi la priorità è garantire competitività al sistema Paese cambiando il modello di business, e dire alle famiglie che guadagnano meno di 1500 euro al mese e non ce la fanno che se si riesce a dare loro qualche decina di euro al mese in più quei soldi vanno non nel risparmio ma nel circuito economico. In questo scenario – puntualizza – non dobbiamo pensare a un derby Confindustria-Cgil; perchè se cominciano così possiamo chieder loro: cosa han fatto fino a ora?». E aggiunge: «Avremo i sindacati contro? Ce ne faremo una ragione. I sindacati devono iniziare a mettere on line tutte le spese che hanno, come gli altri».

Le tasse. «Il pacchetto di misure lo presentiamo mercoledì con le entrate e le uscite», spiega Renzi annunciando il taglio da 10 miliardi alle tasse. Quindi torna sulle polemiche su Irpef e Irap: «Trovo abbastanza imbarazzante che per anni si sono aumentate le tasse, ora che si stanno abbassando sono iniziate le polemiche “le abbassi agli altri e non a me”». 5 miliardi su Irap e 5 miliardi su Irpef? «Non credo, perché non ha funzionato in passato. Prodi fece una riduzione teoricamente molto importante, ma poi alla fine nessuno se ne accorse». Il fisco non deve essere «un nemico» e il governo agirà per questo, ad esempio «con la dichiarazione precompilata che invieremo a casa», dice il premier sottolineando come per ridurre i costi delle imprese occorre anche «semplificare le regole del gioco».

10 miliardi per la scuola. «Mettiamo 10 miliardi di euro in tre anni per mettere in piedi le scuole. Ho chiesto una mano a Renzo Piano perché in questo ci sia un suo contributo in questo progetto di rammendo. Lo vedo giovedì. La priorità per l’Italia è ripartire dalle scuole», annuncia anche Renzi.

Assegno di disoccupazione. «L’assegno di disoccupazione arriverà con un ddl che impone la riorganizzazione degli strumenti di ammortizzazione sociale», annuncia anche il capo del governo che chiede «un altro impegno. Al disoccupato do il contributo ma lui non sta a casa o al bar ma mi dà una mano per le cose che servono. Ti do una mano e tu mi dai una mano ad aiutarti».

L’osso del collo. «In tanti mi dicono che io sono visto come un acrobata, con la gente che dice, ‘vediamo se casca anche questo’. Ma sul filo non c’è la persona fisica di Matteo Renzi, c’è un intero Paese che in questo momento ha la chance di svoltare», continua Renzi. «Piaccia o non piaccia si è capito che siamo veramente all’ultima chance e che la politica o cambia se stessa o l’antipolitica ci porta via tutti. Io rischio l’osso del collo perché o cambio il Paese o vado via». E poi: «Bisogna imparare a spendere i soldi che ci sono. I fondi di coesione sono stati spesi per una parte marginalissima, meno del 10%. Questi soldi dobbiamo abituarci a spenderli bene e subito e consentire ai cittadini di verificare come sono stati spesi».

Grillo. «Credo che ci siano pregiudizi di politici e di non politici come Grillo: vorrebbero che noi restassimo chiusi e asserragliati nel Palazzo perché sanno che se andiamo fuori il loro giochino non funziona più», dice Renzi. «In questo momento a lottare per ridurre numero e costi dei politici c’è il Pd ma Grillo non c’è. Non è un caso che molti nel M5S stanno cercando di scappare. È un passaggio molto significativo. Mi fanno ridere».

Il caso sottosegretari. «Io contesto fortemente che l’avviso garanzia in quanto tale sia immediatamente segno di colpevolezza», dice quindi il premier rispondendo ad una domanda sui sottosegretari indagati. «Con questo atteggiamento perdiamo il rispetto del principio costituzionale».

Cantone all’Autorità contro la corruzione. «Mercoledì Raffaele Cantone sarà indicato capo dell’Autorità contro la corruzione», annuncia poi Matteo Renzi. «Cantone è un giudice in prima linea contro la camorra – spiega il premier – Lo proporrò come riferimento contro la corruzione». «Nel mondo siamo percepiti come un Paese corrotto. Per prima cosa, bisogna smettere di rubare e che chi ruba paghi. Ma c’è un passaggio ulteriore: se l’autorità anticorruzione prevista da Monti parte, nei ranking internazionali l’Italia recupera 10 posizioni. Ma c’è bisogno di persone valide».

I rapporti con la Ue. La regola del 3% sul deficit/Pil è «una norma concettualmente antiquata ormai, ma noi la rispetteremo finché non sarà cambiata, non cambieremo le regole in modo unilaterale», dice poi Renzi. «Lavoriamo perché l’Ue finalmente sia un qualcosa di condiviso. Per i nostri figli, oltre a rimettere a posto i conti dimostriamo che la Ue è capace di fare politica estera», spiega anche il presidente del Consiglio ricordando l’eccidio di Srebrenica, «a 80 km dalle nostre coste». «L’Europa per noi è Spinelli, De Gasperi, Adenauer, ora sembra che sia formata solo da solerti ragionieri che ci spiegano cosa dobbiamo fare. Se non cambiamo alle prossime elezioni, vincono i populisti». «C’è lo spazio per cambiare. Che negli ultimi anni non abbia funzionato il modello economico si è capito – aggiunge – Se noi non teniamo in ordine i conti di casa nostra non siamo credibili con nostri figli e non con l’Europa. Vorrei fare le riforme prima del semestre europeo proprio per non sentirci dire cosa dobbiamo fare ma per dire: ora vi raccontiamo noi cosa è l’Europa. Sogno una Europa di valori».

La crisi ucraina. Sulla crisi ucraina «L’Italia ha agito di sponda con Germania e Francia – ha poi sottolineato -. Si tratta di chiedere con determinazione e decisione alla Russia di rispettare le regole ed i confini territoriali. Lo abbiamo fatto mantenendo un filo di dialogo. Assurdo tornare a 25 anni fa e alla guerra Fredda. Ora tutti sono su questa posizione».