Rehn: conflitto di interessi alle elezioni europee

7 Marzo 2014, di Redazione Wall Street Italia

STRASBURGO (WSI) – Comincia a imbarazzare la Commissione europea lo strano caso del responsabile degli Affari economici e monetari, il finlandese Olli Rehn, che correrà per le elezioni dell’Europarlamento a fine maggio.

Rehn prenderà sei settimane di congedo non pagato, a partire da metà aprile, per partecipare attivamente alla campagna elettorale; dopodiché secondo quanto ha riferito il suo portavoce, anche se sarà stato eletto (com’è probabile) tornerà a fare il commissario dal 26 maggio, il giorno dopo le elezioni, almeno fino al primo luglio, giorno in cui siederanno per la prima volta nella plenaria di Strasburgo gli eurodeputati della nuova legislatura.

Pur non essendo riuscito a farsi nominare alla guida del suo partito europeo, l’Alleanza dei liberaldemocratici, come candidato per la presidenza del prossimo Esecutivo comunitario (gli è stato preferito l’ex premier belga Guy Verhofstadt, molto meno esposto di lui alle critiche alle politiche d’austerità che hanno peggiorato la crisi economica dei paesi del Sud dell’Eurozona), Rehn resta un candidato di spicco dello schieramento di centro-destra, aderente dunque a una precisa ideologia che applica precise dottrine di politica economica.

Niente di male, se fosse solo un candidato alle elezioni europee; ma è anche un membro molto influente della Commissione europea, che invece si suppone che sia politicamente “neutrale” ovvero che non agisca in base a una precisa idelogia e a dottrine economiche proprie di una certa parte politica (e fortemente criticate dal fronte avversario).

E’ la stessa Commissione che non si stanca di ripetere di essere un organismo non di parte, pluralistico nella sua composizione (i commissari provengono da almento tre schieramenti politici diversi) e dedito solo all’interesse generale europeo. Non è chiaro come questo si concili con la presenza, all’interno del Collegio, di un commissario che va e viene dall’agone politico, si presenta alle elezioni, e, dopo essere stato eletto torna tranquillamente per un mese nella Commissione, a assegnare pagelle ai paesi, a imporre scelte di politica economica e magari a proporre sanzioni ai governi degli Stati membri, per poi finalmente andare a fare il parlamentare europeo a partire del primo luglio?

Ad aprile Eurostat, l’Ufficio statistico dell’Ue, certificherà i conti pubblici del 2013, e su questa base il commissario agli Affari economici e monetari, appena tornato nel suo ufficio di Bruxelles a fine maggio, dovrà decidere quali Stati non avranno rispettato la famosa soglia del 3% nel rapporto deficit/Pil. Per esempio, se i dati fossero peggiori del previsto, potrebbe decidere di riaprire la procedura per deficit eccessivo per un paese come l’Italia, che ne è uscita solo l’anno scorso. A giugno, inoltre, è sempre il commissario agli Affari economici e monetari che dovrà prendere le decisioni relative al “semestre europeo” previste dalla nuova normativa Ue sulla “governance economica” (i famosi “six pack” e “two pack”), dovrà giudicare i piani di riforme strutturali degli Stati membri, proporre le “raccomandazioni specifiche per paese” (“Country-specific recommandation”) riguardanti la politica economica e di bilancio, e anche decidere che cosa dovranno fare gli Stati membri sotto sorveglianza per “squilibiri economici eccessivi” (Italia, Slovenia e Croazia) per correggere la loro situazione e non incorrere in possibili sanzioni.

E’ normale e opportuno che tutte queste delicate mansioni siano affidate a un commissario appena tornato da una campagna elettorale, e probabilmente in procinto di ripartire per andare a sedersi fra i banchi dell’Europarlamento? Sarà credibile e “neutrale” quel commissario di passaggio fra una campagna elettorale e l’attività politica da europarlamentare? A queste domande, già rivolta più volte in passato e ripetute oggi con insistenza in sala stampa, i portavoce della Commissione europea continuano a non rispondere, trincerandosi dietro il fatto che Rehn non fa altro che applicare le disposizioni del “codice di condotta” per i commissari. Che impone unicamente sei settimane di congedo nel caso coinvolgimento attivo in campagne elettorali.
(TMNews)