Coronavirus: contagi, Italia spaccata in due. Regioni chiedono più margini di manovra

30 Aprile 2020, di Alberto Battaglia

A pochi giorni dall’avvio ufficiale della Fase 2 della lotta al coronavirus l’Italia si presenta in una situazione profondamente divisa al suo interno. Stando ai dati aggiornati al 30 aprile, su 204mila contagi accertati, son ben 162.628 quelli localizzati nelle regioni del Nord Italia (Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Liguria e Emilia Romagna).
Consulta la mappa del contagio in tempo reale in Italia realizzata dalla Protezione civile.

In altre parole, 8 positivi al coronavirus su 10 si trovano nel Settentrione. Si tratta di una disparità che potrebbe diventare la base di un’uscita dal lockdown a velocità diverse fra Nord e Sud. Un’eventualità che non viene esclusa neanche dal ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia, ma solo in un momento successivo.

Scelte differenziate” fra le riaperture delle attività commerciali fra le diverse Regioni saranno ammesse a partire dal 18 maggio, ha detto Boccia nel corso di una videoconferenza con i presidenti di Regione tenutasi mercoledì. Il messaggio lanciato dal governo è stato, dunque, il seguente: l’Italia deve procedere con regole uniformi dal 4 maggio, data in cui diventerà operativo l’ultimo Dpcm sulla Fase 2, al 18 maggio.

“Se ci sono ordinanze non coerenti invio una diffida con la richiesta di rimuoverle”, ha prescisato Boccia, “se non avviene sono costretto a impugnarle”. Il governo, infatti ha il potere di richiamare il giudizio della Corte costituzionale in caso di incompatibilità fra la legislazione regionale e quella nazionale. Anche a livello amministrativo, ha precisato Boccia, le “Ordinanze regionali” dovranno essere, “coerenti con il Dpcm”.

Fra le posizioni più estreme registrate negli ultimi giorni a livello locale emerge con forza quella dell’Alto Adige, il cui presidente Arno Kompatscher, ha chiesto via libera al governo per regolare autonomamente la Fase 2 sul territorio attraverso una legge provinciale che andrebbe a sostituirsi alle prescrizioni contenute nel Dpcm.
Una richiesta accompagnata, sostanzialmente, dalla minaccia ritirare il sostegno dei parlamentari dell’Svp alla maggioranza di governo.

Il timore di un nuovo esodo dal Nord al Sud, con l’avvio della Fase 2, ha spinto alcuni presidenti di Regione a intervenire in senso restrittivo. Il governatore della Sicilia, Nello Musumeci ha fatto sapere di aver richiesto “al ministro dei Trasporti di mantenere inalterate le norme per l’accesso” nella Regione, “saranno, come sempre, i dati epidemiologici a suggerirci, nelle prossime settimane, quando avviare una lenta e graduale riapertura dei collegamenti con il resto del Mondo”, ha aggiunto Musumeci.

L’appello di alcune Regioni a Mattarella

Nel frattempo, i presidenti di 11 Regioni hanno inviato una lettera al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinché siano sollecitati maggiori margini di autonomia regionale nel determinare le misure anti-contagio più adeguate per ciascuna realtà.
“E’ essenziale che si ritorni progressivamente ad un più pieno rispetto dell’assetto costituzionale e del riparto di competenze tra lo Stato e le Regioni, sempre in applicazione dei principi di sussidiarietà e leale collaborazione”, hanno scritto i presidenti di Lombardia, Piemonte, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia, Calabria, Basilicata, Abruzzo, Molise, Abruzzo, e il presidente della provincia autonoma di Trento.

“Pare assolutamente necessario che l’attuale struttura del Dpcm 26 aprile 2020, imperniato su regole previste rigidamente in funzione della sola tipologia di attività economica svolta e con la possibilità di adottare, nelle singole regioni, solamente misure più restrittive, venga riformata in quanto non dotata della necessaria flessibilità capace di riconoscere alle Regioni, laddove la situazione epidemiologica risulti migliorata e i modelli previsionali di contagio in sostenuta decrescita, la possibilità di applicare nei loro territori regole meno stringenti di quelle previste a livello nazionale”.