Referendum, Renzi rischia anche in caso di vittoria

17 Agosto 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Il referendum costituzionale in programma in autunno potrebbe costare caro al premier Matteo Renzi anche in caso di vittoria. A dirlo l’edizione internazionale del New York Times. A differenza del voto di giugno sulla Brexit nel Regno Unito, il voto in Italia potrebbe essere anvcora più pesante decretando la fine del governo Renzi.

Su quattro possibili scenari che si potrebbero venire a delinearsi all’indomani del voto, ben tre – scrive il New York Times – sono a sfavore del presidente del Consiglio. Nel primo scenario il referendum è bocciato e Renzi è costretto a dimettersi ma il Senato sopravvive.

“Il sistema elettorale si converte in una proporzionale che rende ancora più difficile capire chi comanda. Nuove elezioni, con Camera e Senato potenzialmente in mano a maggioranze diverse. Risultato: ingovernabilità a perdita d’occhio”.

Nel secondo scenario delineato dal quotidiano, Matteo Renzi è sconfitto ma ancora in grado di governare se si allea con Forza Italia “per guadagnare tempo e riformare la legge elettorale prima di un’elezione parlamentare nel 2018”.

Il terzo scenario, l’unico positivo per Renzi prevede una sua vittoria.

“Renzi vince e riesce a far passare la riforma della giustizia, della pubblica amministrazione, delle sofferenze bancarie“.

Tuttavia un’ombra rischia di minare la stabilità del governo.

“Renzi potrebbe sì avere le mani più libere per attuare le sue riforme ma esiste anche uno scenario negativo. Il nuovo sistema elettorale per la Camera prevede il doppio turno per dare il potere al partito maggiore. Se Renzi non fosse in grado di dare una svolta all’economia, il Movimento 5 stelle potrebbe vincere nel 2018”.

Il referendum costituzionale, lo sa bene anche il premier, è un banco di prova molto importante per testare la stabilità del governo. Da ultimo il New York Times lancia un messaggio a Renzi.

“L’unica arma che può giocare è quella di fare ripartire l’economia attraverso un forte stimolo fiscale. La Commissione europea non apprezzerebbe ma gli elettori sì”.

Fonte: NYT