Referendum: “No” in vantaggio. Prodi può salvare Renzi?

16 Agosto 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) –  La campagna per il referendum costituzionale di ottobre è aperta e non si ferma neanche sotto l’ombrellone. Ad oggi, però, fare previsioni sull’esito della consultazione referendaria è difficile.

Come rivela il sondaggio di Scenari Politici, il numero degli incerti è molto alto: il 53% voterebbe No contro il 47% a favore del Sì ma c’è anche una percentuale, circa il 49% che ha già deciso che non si recherà alle urne e il 51% è ancora incerto sul da farsi. Prova a dare una sua interpretazione degli ultimi sondaggi Arturo Parisi – mente politica di Romano Prodi e inventore dell’Ulivo – che, intervistato da La Stampa, punta il dito contro il Presidente del Consiglio Matteo Renzi elogiando l’ex premier Romano Prodi.

“Con la quantità di non rispondenti e indecisi nei sondaggi, ogni risultato è ancora possibile. Molti i No? Semmai mi stupisce che siano così pochi: in consultazioni elettorali di questo tipo, mentre la maggioranza preferisce ancora tacere, a dichiararsi all’inizio sono soprattutto coloro che, essendo all’attacco, ci mettono più sentimento. Ancor più quando il No, più che a una norma astratta, è un No a chi ci ha messo faccia e nome”.

Parisi afferma che voterà per il fronte del Sì, perché riconosce “nella riforma, quasi alla lettera le principali tesi che Romano Prodi propose alla colazione dell’Ulivo”.

Parisi ricorda che fu proprio Prodi, fin dal 1996, a farsi promotore di una riforma costituzionale che era in pratica il fac-simile di quella che oggi presenta il Partito democratico di Renzi.

“Sento l’eco dell’ambizione di fondo di quel progetto. Fare della nostra democrazia una democrazia che decide e coinvolge direttamente i cittadini nelle scelte di governo e nella scelta di chi lo guida: non più soltanto una democrazia che si limita a rappresentarli, delegando i partiti a decidere poi in Parlamento cosa fare dei voti raccolti”.

Un segnale per Renzi che forse -secondo Il Giornale – potrebbe pensare proprio all’aiutino da parte dell’ex Premier Prodi per risolvere le beghe interne al suo partito e cercare di arrivare tutti compatti per il fronte del Sì al referendum costituzionale.

Scrive Il Giornale:

“Quello di Parisi sembra anche un tentativo di stanare l’ex premier, facendolo uscire dal suo bozzolo di rancore verso le nuove leve Pd che – Renzi in testa – non hanno reso sufficiente omaggio alla sua leadership e si sono ben guardati dal candidarlo al Quirinale o – cosa che Prodi non ha mai perdonato al premier – non lo hanno sponsorizzato come mediatore per la Libia. Per questo Prodi (che, gli ricorda Parisi, fu fin dal 1996 promotore di una riforma costituzionale che era in pratica la fotocopia di quella solo oggi realizzata dal governo Renzi) se ne sta sull’Aventino e per il momento rifiuta di schierarsi, anzi fa trapelare che potrebbe non rivelare proprio come voterà al referendum, per far dispetto al poco deferente Renzi. Per il quale, invece, un imprimatur del «padre dell’Ulivo» sarebbe a questo punto preziosissimo, per legittimare il Sì al referendum nel popolo di centrosinistra”.