Referendum Padano: le ragioni economiche

23 Ottobre 2017, di Francesco Melillo

Referendum Padano: un plebiscito?

Da decenni il Nord Italia attraverso la Lega Nord rivendica con referendum o altro in prima battuta l’indipendenza dal resto dell’Italia (separatismo di Bossi), in seconda battuta una semplice maggiore autonomia fiscale.

Le motivazioni sono arcinote, legate al presupposto che la produzione del PIL nazionale è al nord, mentre il Sud dopo decenni di assistenzialismo nonostante tutto non è riuscito ad ottenere una forza economica tale da competere a livello internazionale. Vero. Indi il referendum.

L’economia meridionale oggigiorno è basata prevalentemente sull’agricoltura. Entra in crisi dopo l’Unità d’Italia. Le ricchezze del Regno delle Due Sicilie costruite durante una fase di espansione ai tempi dei Borboni, che strutturarono un’economia basata anche su industria (terzo Paese al mondo dopo Francia ed Inghilterra), tecnologia, turismo ed università, vengono depredate dai Savoia in nome dell’Unità d’Italia a fronte di guerre ed editti.

Leggendo i bilanci degli Stati che vennero uniti senza nessun referendum, il Regno delle Due Sicilie era l’unico in attivo, gli altri invece altamente indebitati.

Nel primo censimento dell’unità d’Italia, gli addetti nell’industria erano:

  • 1.595.359 nel Regno delle Due Sicilie
  • 376.955 del Regno di Sardegna,
  • 465.003 della Lombardia,
  • 66.325 del Ducato di Parma,
  • 71.759 di Modena, Reggio Emilia e Massa,
  • 130.062 della Romagna,
  • 16.344 delle Marche,
  • 10.955 dell’Umbria,
  • 33.456 della Toscana.

Oggi la situazione è ben diversa.

Perchè richiedere l’Unità d’Italia nell’ottocento e rinnegarla oggi che si tende ad unire (si veda il sogno europeo)?

Non sarebbe corretto non assecondare le volontà delle popolazioni, pertanto è giusto dare seguito alle richieste.

Nella pratica la sola Lombardia produce il 31% dell’export italiano, un dato forte.

Una delle richieste più evidenti è quella di lasciare alle casse regionali nove decimi delle entrate.

La scelta evidentemente impatta non solo la Lombardia e chi come lei chiede questa forma di autonomia basata sull’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, scritto nel 2001 con la riforma del Titolo V. Il problema è che quel comma non si occupa di entrate fiscali, ma di spese per servizi. Quindi il quesito ha un vizio di forma.

Inoltre, una richiesta del genere impatta direttamente anche le altre regioni, quindi per essere accordata una tale forma di trattamento speciale, dovrebbe superare il voto dell’intera nazione.

In ogni caso, se venisse superato anche questo aspetto, analizziamo le economie italiane: il bilancio del 1861 è stato unito, quei soldi sono stati utilizzati per la costruzione dei distretti del nord che ne hanno consentito lo sviluppo, le fabbriche meridionali sono state prese dal nord, i principali eventi internazionali (e.g. EXPO) sono stati fatti a spese dello Stato per incentivare l’economia del nord (idem per le istituzioni europee, l’EMA è stata proposta Milano), il tutto senza alcun referendum. Certo al Sud gli sprechi non sono mancati, ma il bilancio?

Difficile a dirsi, ma è evidente che non è stato equo.

La soluzione e la risposta al referendum?

Dare corso a questa forma di indipendenza sollevata tramite il referendum, ma utilizzando regole vere, non fatte ad hoc nell’interesse di pochi: questa forma di autonomia si basa sul presupposto che lo Stato garantisca i servizi minimi a tutti, questi servizi minimi con l’autonomia dovrebbero essere rimossi e spesati dalle singole regioni, l’import/export verso altre regioni dovrebbero essere tassati, questa è vera autonomia.

La stampella alle imprese del nord travolte dalla crisi internazionale (molte imprese sono state comprate da Francia e Germania, sappiamo tutti la storia di Veneto Banca e Popolare di Vicenza) è stata data dall’economia interna e soprattutto meridionale che ha comprato dal Nord. Quelle tasse dovrebbero essere pagate al sud nel caso si verificasse questa forma di indipendenza richiesta,allo stesso modo di come tenta di fare l’Europa con la Cina o con l’Irlanda. Questa è vera autonomia.

Ora il ruolo lo ha il Governo Centrale nel negoziare, sarà interessante vedere come evolverà.

Intanto l’eco sui mercati finanziari è stato nullo.

Per approfondimenti, visita il blog dell’autore; Buymarket – Finanza

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