Redditi pro capite in Europa non stanno convergendo

6 Aprile 2017, di Alberto Battaglia

Il mercato unico europeo non sta puntando verso la convergenza dei redditi procapite dei suoi membri, anzi, le differenze probabilmente resteranno invariate in quanto l’effetto “agglomerazione” porta il capitale (umano e non) a concentrarsi nelle aree più avanzate. A sottolineare questo stato di cose è il rispettato think tank britannico, Centre for European Reform.

L’analisi dei pil procapite dall’inizio degli anni Novanta a oggi, infatti, rivela che, rispetto alla media dell’Eurozona, la maggioranza dei Paesi più ricchi hanno migliorato la propria ricchezza relativa. Ad esempio, Paesi che erano già benestanti, come Austria, Olanda, Danimarca, Belgio e Finlandia sono riusciti a migliorareil proprio livello di benessere non solo in termini assoluti, ma anche in confronto alla media dell’Ue15. Per inciso, i due Paesi che, invece, hanno drammaticamente peggiorato la propria condizione in questo lasso di tempo sono soprattutto l’Italia e la Grecia.

Secondo le previsioni del Fmi la convergenza non si materializzerà nemmeno nei prossimi cinque anni; semmai il contrario, commenta il think-tank. Se si prendono in considerazione le prime cinque economie Europee “la fotografia complessiva” sarà quella di un “gap persistente negli standard di vita tra la Germania e le altre quattro economie” maggiori. In teoria, una certa convergenza dovrebbe avvalersi della mobilità dei lavoratori, che possono migliorare i propri standard di vita migrando nei Paesi più ricchi. Questo tuttavia “rischia di concentrare i lavoratori istruiti e il capitale nell’Europa ‘core’, aumentando le pressioni fiscali negli stati membri più piccoli”. Tale fenomeno è particolarmente pronunciato in Grecia, nella quale l’emigrazione dei giovani dovuta alla disoccupazione tende a ridurre le entrate fiscali necessarie alla sostenibilità del sistema pensionistico.

“In conclusione, all’interno dell’Ue15 ci sono poche prove di convergenza degli standard di vita (…) invero, c’è piuttosto qualche prova di agglomerazione in Germania, Benelux, nei paesi Nordici e in Austria”, scrive il Centre for European Reform. Il suggerimento del think-tank è quello di aumentare il volume dei trasferimenti dai Paesi ricchi a quelli più poveri dell’Unione Europea, prendendo atto che il mercato unico, da solo, non basta a ridurre le disparità di reddito.