Recovery Plan Italiano, le critiche agli interventi per il clima

4 Giugno 2021, di Mariangela Tessa

Il Recovery Plan Italiano? Un’occasione mancata per il clima. È il “verdetto” è del Green Recovery Tracker, una piattaforma online, ideata dall’Istituto di ricerca tedesco Wuppertal Institute e il think thank E3G, in collaborazione con ECCO think tank, che ha l’obiettivo di fornire un’analisi sull’allineamento delle misure nazionali di ripresa con la transizione verde.

Per il clima, l’Italia ha la valutazione peggiore tra i paesi europei

Secondo lo studio, il piano italiano rispetta l’assegnazione contabile delle risorse secondo il regolamento europeo ma è inefficace nei tre pilastri della decarbonizzazione, lo sviluppo delle fonti rinnovabili, la promozione dell’efficienza energetica e dell’infrastruttura per la mobilità elettrica.

In particolare – viene riportato –  diversi progetti contabilizzati per il clima in realtà perseguono altre finalità disperdendo le risorse e mostrano dei costi non proporzionali agli obiettivi climatici.

“Il piano nel complesso strizza l’occhio al gas, con significative misure di sostegno al settore del biometano e dell’idrogeno, combinate all’assenza di una strategia per l’elettrificazione dei consumi finali. Caldaie a gas e autobus a gas potranno essere acquistati con i soldi del Recovery Plan, rallentando la penetrazione di pompe di calore e bus elettrici” si spiega, specificando che il piano di ripresa dell’Italia raggiunge una quota di spesa verde del 13% (16% al netto del fondo complementare), molto al di sotto del benchmark del 37% dell’UE.

Molto meglio la Germania con il 21% e la Francia con il 23%, la Spagna con il 31%.

“E’ il piano più importante e l’Europa ha bisogno di mostrare il successo della sua politica di risposta alla crisi da Covid-19. Il carisma di Draghi in Europa permette di fare questo. Ma un buon piano per l’Europa non è un buon piano per il clima in Italia. Con il progredire della legislazione europea sul clima nei prossimi anni è probabile che i diversi progetti dovranno maggiormente convergere sugli obiettivi di decarbonizzazione, ma per ora il piano è un’occasione mancata” commenta Matteo Leonardi, co-fondatore di ECCO think tank.

“Il piano dell’Italia non ha del tutto soddisfatto il potenziale della rivoluzione verde promessa da Draghi. Essendo l’Italia il più grande destinatario di risorse europee, è positivo vedere investimenti tanto necessari nella transizione energetica. Tuttavia, la soglia del 37% è raggiunta solo con un approccio puramente contabile di progetti che non necessariamente saranno efficaci per il clima. In questo momento storico, è più importante che mai garantire il miglior utilizzo delle risorse pubbliche. C’è ora un ruolo importante per la Commissione nell’elaborare raccomandazioni chiare e forti nelle prossime settimane per correggere la rotta” ha affermato Elisa Giannelli, Policy Advisor, E3G.

Recovery plan, un occhio sugli altri Paesi Ue

Dallo studio emerge che la Spagna, in testa nella corsa al Recovery con il 31% dei fondi europei, ha puntato in particolare su mobilità sostenibile urbana, cultura e turismo e l’innovazione del sistema produttivo.
La Francia con investimenti su efficienza, elettrificazione e green transition raggiunge il 23%
; la Germania con il suo “Deutscher Aufbau- und Resilienzplan”, per un totale di quasi 140 miliardi di euro, (di cui 28 dalla facility europea sulla quale raggiunge una quota di clima al 38%) vede una prevalenza di investimenti per le energie rinnovabili e la mobilità sostenibile.