Recovery fund, il contributo al Pil italiano è previsto tra l’1,5 e il 3%

8 Settembre 2020, di Massimiliano Volpe

Quale sarà l’impatto del Recovery fund sull’economia italiana? Una prima stima l’ha fornita Fabrizio Balassone, capo del servizio struttura economica della Banca d’Italia, nel corso di un’audizione davanti alla Commissione Bilancio della Camera.
Bankitalia ha disegnato più scenari che, a seconda dell’ammontare delle risorse utilizzate e dal grado di efficienza degli investimenti realizzati, ipotizzano un beneficio per l’economia italiana compreso tra l’1,5 e il 3% entro il 2025.

Il contributo maggiore del Recovery fund

Il contributo maggiore del Recovery fund all’economia italiana si avrebbe nel caso in cui tutti i fondi mesi a disposizione per il nostro Paese (120 miliardi di prestiti e 87 di trasferimenti) siano utilizzati pienamente e senza inefficienze, con una distribuzione della spesa uniforme nel quinquennio 2021-2025.

Nello scenario più favorevole Bankitalia ipotizza che tutte le risorse vengano utilizzate per attuare nuovi interventi rispetto a quelli già programmati dal Governo e che questi riguardino integralmente progetti di investimento, ovvero la forma di spesa pubblica che fornisce lo stimolo più elevato alla crescita dell’economia. In questo caso si avrebbe un aumento cumulato del livello del Pil di circa 3 punti percentuali entro il 2025, con un incremento degli occupati di circa 600.000 unità.
Il secondo scenario ipotizza invece che il 30% delle risorse venga utilizzata per finanziare misure già programmate in precedenza e che la parte rimanente venga destinata a finanziare nuovi progetti di investimento. In questo caso l’impatto cumulato sul livello del Pil scenderebbe a quasi 2 punti percentuali nel 2025.

Fondi utilizzati solo parzialmente

Bankitalia ha previsto anche scenari con effetti più contenuti sul Pil, nel caso ad esempio di un ricorso parziale delle risorse messe a disposizione dal Recovery fund, di una quota maggiore di risorse destinata a finanziare investimenti già programmati o di una composizione della spesa meno favorevole a sostenere la crescita dell’economia.
Sotto queste ipotesi l’effetto cumulato sul livello del Pil nel 2025 è compreso tra l’1,5% e il 2 per cento.

Altre variabili che potrebbero influenzare le stime

In ogni caso da Bankitalia tendono a precisare che le stime ipotizzate riflettono i valori medi dei moltiplicatori per le principali voci di spesa e di entrata e pertanto non tengono conto della possibilità che in un contesto di forte debolezza economica come quello attuale l’impatto delle misure intraprese possa rivelarsi più elevato di quanto osservato, in media, storicamente.
Nel valutare questi scenari va anche considerato, in un’ottica di più lungo periodo, che l’espansione di capitale pubblico e il miglioramento della qualità dei servizi forniti alle imprese e ai cittadini possono riflettersi favorevolmente anche sulla redditività del capitale privato e sulla produttività totale del sistema economico, innalzandone il potenziale di crescita.
Le stime inoltre non incorporano gli effetti positivi che potranno scaturire dalla maggiore domanda attivata da analoghi programmi negli altri Paesi europei.