Recovery fund: i 6 capitoli-chiave del governo in vista delle proposte all’Europa

9 Settembre 2020, di Alberto Battaglia

Chi si aspettava un programma abbastanza dettagliato è rimasto deluso: le Linee guida pubblicate dal Comitato Interministeriale per gli Affari Europei ribadiscono in buona parte le già ben note missioni per il rilancio del Paese, offrendo poche novità sugli spunti programmatici concreti.

Sono sei, in particolare, le aree di intervento fondamentali individuate dal governo per elaborare le proposte di riforma che potranno contare sul sostegno economico europeo costituito dal Recovery Fund.

  • Alla voce “investimenti pubblici” viene proposto un incremento della spesa, per riportarla “al di sopra del 3% del Pil”, con l’impegno di “snellire le procedure amministrative”. Parallelamente viene promesso un miglioramento nella manutenzione delle opere pubbliche (necessità evidenziata in modo chiaro dall’ammaloramento della rete autostradale), nonché la revisione delle concessioni “per migliorare la qualità dei servizi, i costi per gli utenti e il volume di investimenti dei settori interessati”.
  • Il secondo capitolo è dedicato alla riforma della Pubblica amministrazione; in questo ambito il governo sollecita riforme sui reclutamenti e la formazione del personale. C’è poi l’impegno a elaborare proposte sull’innovazione organizzativa lo smart working, sulla “semplificazione dei processi amministrativi, sulla “comunicazione al cittadino”. A questo si aggiunge, infine, la volontà di ammodernare ed “efficientare” a livello energetico gli edifici pubblici.
  • Il capitolo ricerca e sviluppo, che da sempre vede l’Italia indietro rispetto alla media europea dovrebbe essere finalmente preso a cuore: “L’obiettivo minimo del Programma sarà di raggiungere come minimo la media Ue entro la fine del Programma e poi mantenere o accrescere quel livello negli anni successivi, portandosi a livelli più simili a quelli tedeschi”. Ovvero passare da una spesa per ricerca e sviluppo dell’1,35% sul Pil al 2,06%, con l’obiettivo di avvicinarsi al 3% della Germania.
  • Il capitolo fiscale è forse il più ricco di iniziative: si va dalla “riduzione strutturale del cuneo fiscale sul lavoro tramite una riforma Irpef in chiave progressiva” alla “revisione dei sussidi, con particolare attenzione a quelli dannosi per l’ambiente”, dalla “semplificazionedegli adempimenti per i contribuenti e le imprese” al sempreverde “contrasto all’evasione fiscale” tramite “l’uso dei pagamenti digitali e migliorando le risorse delle agenzie fiscali e delle autorità di controllo”.
  • Non manca, poi, l’intenzione di elaborare un decreto legislativo per velocizzare i tempi della giustizia “tramite interventi di riforma processuale e ordinamentale”. Una riforma che “sarà accompagnata dal potenziamento ed adeguamento delle risorse di personale e delle dotazioni strumentali e tecnologiche”.
  • Sul fronte del lavoro, infine, va aggiunto il rinnovato impegno sul salario minimo (peraltro già previsto nelle deleghe del Jobs Act e mai attuato), il “contrasto al lavoro nero”, nonché la volontà di “incentivare la produttività del lavoro con il rafforzamento degli incentivi fiscali al welfare contrattuale e la promozione della contrattazione decentrata”.

Se la lista delle Linee guida appare già abbastanza lunga, non consola sapere che, come ha confermato il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, sono già ben 534 i progetti pronti da presentare in Europa per richiedere il finanziamento del Recovery Fund.
La sintesi politica, adesso, è il vero ingrediente che potrà, auspicabilmente, trasformare una lista di propositi in progetti dotati di un maggior grado di dettaglio.

Il cronoprogramma del governo prevede la presentazione della Proposta nazionale di riforma e resilienza a partire da gennaio, ma il confronto preparatorio con la Commissione europea è atteso a partire dal 15 ottobre. Entro tale data, peraltro, si sarebbe chiusa la finestra per l’invio dei Piani di riforma e accedere a un pre-finanziamento pari al 10% della dotazione complessiva, che per l’Italia ammonta a 209 miliardi di euro fra prestiti e sussidi.

Dopo i dubbi sulla possibilità di rispettare tale scadenza la Commissione Ue avrebbe concesso termini più morbidi, secondo quanto riferito dal premier Giuseppe Conte: “Ci eravamo premuniti per consegnare [il Piano] a metà ottobre, bello completo. Invece pure avendo lavorato alacremente questa estate, sono arrivati i tempi dalla Commissione. Si dilatano. Ci viene chiesto da Bruxelles di consegnare non la versione completa, ma le linee guida. Oggi abbiamo approvato le linee guida che possiamo già mandare al Parlamento”.