RECESSIONE? EUROPA SE LA CAVERA’ MEGLIO DI USA

24 Settembre 2001, di Redazione Wall Street Italia

Gli attentati alle torri gemelle di New York e al Pentagono a Washington sono destinati a far sentire il loro effetto anche sull’andamento economico mondiale per lungo tempo.

In America ormai si parla apertamente di recessione, anche perché gli attacchi terroristici sono avvenuti in un momento particolarmente difficile per il ciclo economico USA; in Europa il rallentamento potrebbe farsi più forte. Ma secondo l’opinione di alcuni economisti interpellati da Wall Street Italia, il vecchio continente potrebbe cavarsela meglio dei cugini americani.

Lorenzo Stanca, analista di Unicredito, fa affidamento sulle politiche fiscali in Europa, che dopo i fatti dell’11 settembre scorso “potrebbero concentrarsi maggiormente sugli aiuti alla crescita, piuttosto che sul rientro dal deficit pubblico”.

E’ vero che esistono vincoli imposti dal patto di stabilità, conseguenza diretta del Trattato di Maastricht con cui nacque di fatto Eurolandia, ma è anche vero, come ricorda Stanca, “che gli stessi accordi europei prevedono la possibilità, se tutti sono sulla stessa lunghezza d’onda, di rivedere le linee-guida”.

Lo stesso dicasi per la politica monetaria europea, che si farà (come del resto sta già dimostrando) meno restrittiva. “Del resto – osserva l’economista – l’inflazione non fa più paura come prima”.

Unicredito prevede, per l’Italia, un “quarto trimestre dell’anno molto debole, con stime sul prodotto interno lordo per tutto il 2001 pari al 2-2,1% contro un 2,8% stimato dal governo. Per l’Europa, previsione del Pil 2001 a 1,5% contro una stima della Banca Centrale Europea del 2%.

“Queste cifre comunque non devono incutere troppa paura – avverte Stanca – l’Europa riuscirà comunque a fare da locomotiva nella crescita, a meno di sviluppi incontrollabili sul fronte politico e militare internazionale”.

Anche Sergio Lugaresi, economista alla Banca di Roma è dell’avviso che l’Europa ne uscirà meglio rispetto all’America. Dal punto di vista tecnico, ricorda a Wall Street Italia, servono due trimestri consecutivi di rallentamento per parlare di recessione.

Indubbiamente, ammette, l’impatto recessivo americano si propagherà anche nel resto del mondo, ma “per esempio l’Italia ha un differenziale positivo che potrebbe aiutare la tenuta, grazie anche a politiche di incentivi e investimenti”.

Inoltre, aggiunge l’economista, il sistema economico italiano ed europeo, meno flessibile di quello americano può fare da paracadute in casi del genere: si risparmia di più, si licenzia di meno, tanto per fare un esempio, “e se, quando si cresce, la minore flessibilità fa da zavorra al nostro sistema, quando si va a fondo, si beneficia dell’effetto opposto”.

Per l’Italia Lugaresi prevede nel 2001 una crescita del prodotto interno lordo pari all’1,9%. “Sicuramente al di sotto del 2%”, sottolinea. Per il 2002 stima +1,3% contro un +2,5% della precedente stima di Banca di Roma e contro il 3% del governo.

Per l’Europa: +1,7% nel 2001 e +1-1,1% nel 2002.

Infine, l’analista di una banca italiana che per motivi aziendali chiede di non essere citata ha detto a Wall Street Italia che nel breve l’impatto terroristico sta avendo, e continuerà ad avere, effetti negativi sulla circolazione di persone e merci e quindi più in generale sull’interscambio commerciale.

“Ma gli effetti peggiori li avremo sul medio termine, quando vedremo intaccata la fiducia dei consumatori, con conseguenze nefaste sui consumi. E’ vero che si sta creando una rete di sicurezza grazie a misure espansive sia di politica fiscale che di politica monetaria; tuttavia su questo fronte è essenziale che l’Europa trovi un’unità di intenti, cosa che in passato difficilmente ha trovato”.

(Vedi ECONOMIA USA: PER ANALISTI RISCHIO RECESSIONE)