Re Erdogan, la purga continua. Cacciato il premier Davutoglu

5 Maggio 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Recep Tayyip Erdogan, ovvero re incontrastato della Turchia, che ha sempre più potere sull’Unione europea e che, sotto gli occhi dell’Europa, prosegue la “purga”: dei giornalisti turchi, dei comici tedeschi, e ora dello stesso premier turco Ahmet Davutoglu, che ha annunciato oggi le dimissioni. Dimissioni forzate, come ha lasciato intendere lo stesso premier:

“Non sono stato io a decidere che il mio mandato si concludesse in anticipo. E’ stata una decisione dettata dal bisogno“.

Davutoglu si è dimesso dalla carica di premier e anche di leader del partito di governo, ponendo così fine alla lotta di potere che lo aveva contrapposto al presidente Erdogan.

Il bisogno è stato proprio quello di accontentare il presidente turco, con cui Davutoglu, in un intervento televisivo, ha detto comunque di condividere una “fratellanza”, e verso cui ha continuato a giurare fedeltà.

Che la testa del premier fosse destinata a cadere, era trapelato da un po’ di tempo. In particolare, nelle ultime 24 ore era circolata la notizia di un incontro, nella serata di ieri, tra i due. Nessun dettaglio era stato fornito, ma una fonte aveva riportato che Davutoglu aveva tutta l’intenzione di dire a Erdogan di stare al suo posto, e di rispettare il suo ruolo. In caso contrario, il premier avrebbe dovuto indire una riunione di emergenza.

E così sarà, infatti, dal momento che l’ormai ex premier, 57 anni, ha riferito che il suo partito convocherà una riunione di emergenza, questo mese, per scegliere il suo successore, mentre lui rimarrà parlamentare.

Stando a quello che riporta Bloomberg, Erdogan ha detto ieri, ad Ankara:

“Quello che è importante è non dimenticare come sei arrivato dove sei ora, cosa devi fare e quelli che sono i tuoi obiettivi”.

Molta cautela da parte degli analisti, ora, sul futuro dei mercati della Turchia. Le tensioni politiche hanno chiaramente peggiorato l’outlook della lira, con l’indice che misura la volatilità attesa che si appresta, su base settimanale, a riportare il balzo più forte in un decennio.  Tanto che c’è qualcuno che parla di effetto choc della Turchia sugli emergenti.

Ma a peggiorare non è solo l’outlook dei mercati. A rischio è infatti anche l’accordo siglato con l’Ue sulla gestione dei migranti. E, dunque, a rischio è tutta l’Europa.