Rame in rally a un soffio da quota $ 10 mila, cosa c’è dietro

28 Aprile 2021, di Mariangela Tessa

Tranne poche eccezioni, prosegue il trend rialzista su gran parte delle commodity, aumentando i timori di possibili ripercussioni sull’inflazione. Significativo il balzo in avanti del rame: ieri il metallo ha segnato aumenti intorno al 2,2% a $ 9.965 sul London Metal Exchange, il livello più alto da marzo 2011, prima di stabilirsi a $ 9.855,50 alle 17:51 ora locale.

La corsa della materia prima, in rialzo dalla metà dello scorso anno (dopo aver accusato un contraccolpo in corrispondenza del crollo dei mercati con l’avvento della pandemia), sembra lanciata verso la soglia psicologica dei 10 mila dollari, con il massimo storico a quota 10.190 (raggiunto nel febbraio 2011), secondo dati Bloomberg.

Rame: le ragioni dietro la corsa

Dietro il rally del rame, barometro dello stato di salute dell’economia globale, ci sono da una parte le aspettative di ripresa delle più grandi economie del mondo, a loro volta favorite da programmi di stimolo; dall’altra le preoccupazioni che i produttori faticheranno a colmare il divario mentre combattono le pressioni tecniche e normative.

“Sebbene la domanda possa aver fatto quanto possibile per il ciclo a più breve termine, i colli di bottiglia dell’offerta sia nelle materie prime che nel trasporto continuano a fare la loro parte”, hanno invece affermato in una nota gli analisti di BMO Capital Markets. “Nel frattempo, le dinamiche di crescita globale positive a medio termine continuano a stimolare l’interesse dei mercati finanziari per le materie prime nel loro complesso”, hanno aggiunto.

Goldman Sachs vede quotazioni a 15 mila nel 2025

Ma la corsa delle quotazioni del rame ha ancora spazio.  Secondo recenti stime di Goldman Sachs, il prezzo del rame può salire a 15.000 dollari entro il 2025.

“Le discussioni sul picco della domanda di petrolio trascurano il fatto che senza un aumento nell’uso del rame e di altri metalli chiave, la sostituzione del petrolio con le energie rinnovabili non avverrà”, hanno scritto gli analisti della banca d’affari, segnalando che la domanda potrebbe aumentare del 900% fino a 8,7 milioni di tonnellate entro il 2030.