“Questo euro è indifendibile”

3 Dicembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – “Come si fa a teorizzare l’uscita da qualcosa che non c’è? L’euro non esiste”. Giacomo Vaciago, economista, docente di Economia Monetaria all’Università Cattolica di Milano, accenna una risata che dura un attimo.

Poi torna serio: “Il problema è che molta gente parla dell’euro senza sapere assolutamente cos’è. L’euro è un progetto, e come tale avrebbe dovuto essere completato. Siamo partiti con la moneta e pensavamo di aver fatto tutto”.

E invece?

E invece non abbiamo fatto niente. La chiamiamo unione monetaria ma l’anno scorso ci siamo accorti che non avevamo neanche quella bancaria”.

Sembra una bocciatura.

Solo un fesso può difendere l’euro così com’è. A livello europeo non abbiamo avuto vantaggi dalla sua introduzione.

Quindi l’ipotesi di un’uscita dall’euro non sembra così inconcepibile.

Dobbiamo andare avanti e completare il processo: unione bancaria (che andava fatta prima); fondo salva stati dotato di più poteri e ancorato al parlamento europeo; unione fiscale; modifica dello statuto della Bce per farla diventare prestatore di ultima istanza sul modello della Federal Reserve americana. Tornare indietro sarebbe semplicemente devastante.

Perché?

Il ragionamento è noto ai più: la nostra nuova moneta sarebbe immediatamente svalutata di circa il 30 per cento. É come se introducessimo una patrimoniale di pari entità sulla ricchezza delle famiglie.

Significa che ci scopriremmo tutti più poveri del 30 per cento da un giorno all’altro? Gli anti-euro parlano di terrorismo psicologico.

Se è per questo sostengono anche che la svalutazione possa essere un volano per la crescita. Svalutare non è mai una ricetta per far crescere un Paese.

E cosa allora?

Bisogna smettere di ripetere gli errori del passato. Quanti miliardi abbiamo buttato per salvare Alitalia e Ilva?

Tutto questo è avvenuto con l’euro.

Senza sarebbe stato peggio. In questi anni la moneta comune è stata una lente d’ingrandimento sui nostri comportamenti. Far parte dell’eurozona ci ha impedito di fare danni peggiori. Senza ci saremmo dovuti finanziare a tassi molto più alti.

In molti accusano l’Europa di averci imposto parametri stringenti per l’ingresso nell’euro. E di strozzarci con vincoli troppo rigidi.

Dove eravamo quando abbiamo firmato Maastricht? Quel trattato lo abbiamo sottoscritto liberamente. Scopriamo dopo vent’anni che non va bene?

Lo disse Prodi, ma una maggioranza li ha ratificati in Parlamento.

La Germania è stata la prima ha sforare il tetto del 3 per cento Deficit/Pil. Adesso è tra i falchi del rigore.

I vincoli europei impediscono di fare debiti inutili. Monti ha ottenuto di farlo per pagare i debiti ai fornitori dello Stato. Non è colpa della Merkel se andiamo in Europa a parlare di Imu. La Germania è un modello.

La Commissione sospetta che l’export tedesco strangoli altri Paesi.

Non credo. Se guardiamo il bilaterale con la Germania, vediamo che le nostre esportazioni sono cresciute. Solo che esportiamo prodotti intermedi, che la Germania vende come ‘made in Germany’ in Cina.

L’euro ha un futuro?

Se rinunciamo all’euro, sganciamo la cerniera che ci unisce all’Europa e viaggiamo verso l’Africa.

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Il Fatto Quotidiano – che ringraziamo – esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

Copyright © Il Fatto Quotidiano. All rights reserved