Economia

Quanto guadagna un arbitro di serie A?

Per il campionato di Serie A conclusosi poche settimane fa con la vittoria dello Scudetto da parte del Napoli, è stato da poco decretato anche il vincitore del titolo di arbitro più pagato. Parliamo di Daniele Chiffi, l’arbitro che ha guadagnato più di chiunque altro in questa stagione. La notizia sicuramente non farà piacere al tecnico della Roma José Mourinho, che lo aveva bollato come “il peggior arbitro che abbia mai incontrato”. Vediamo il dettaglio sui compensi dei direttori di gara della massima serie italiana nell’analisi.

I ricavi della stagione 2022/23

In particolare, a svelare la classifica sui ricavi degli arbitri italiani per questa stagione calcistica è un report di Calcio e Finanza. Come dicevamo, in vetta, troviamo Daniele Chiffi, il quale ha guadagnato 60 mila euro per un totale di 15 partite arbitrate (in cui ha decretato 67 cartellini gialli, 2 espulsioni e 2 rigori). A questi vanno aggiunti i compensi per le presenze come VarAvar e quarto uomo, che fanno crescere il totale del suo stipendio a 86.800 euro stagionali. Si tratta all’incirca di 10mila euro in più rispetto ai colleghi Fabbri Doveri, sulla stessa onda corposa di compensi (76.900 il primo, 76.700 il secondo), pur con meno gare arbitrate, rispettivamente 14 e 12.

Quando guadagna un arbitro

Parlando nello specifico dell’ambito arbitrale, un arbitro di serie A può guadagnare dai 3.800 ai 5.800 euro a partita, a seconda del ruolo che ricopre all’interno del match. Inoltre, è presente anche una retribuzione fissa legata al numero di partite e ai diritti di immagine, che varia da un minimo di 45 mila euro fino a un massimo di 80 mila euro all’anno. Da aggiungere alla somma totale ci sono anche i rimborsi legati all’alloggio e al viaggio.

Gli addizionali percepiscono circa 1.000 euro a partita, mentre al quarto uomo vanno solo 500 euro. In Coppa Italia, invece, le cifre sono decisamente più basse, con una media di 1.000 euro a gara per i direttori di gara, anche se per la Supercoppa la remunerazione arriva al livello della prima categoria.

Le categorie minori

Ma non è solo la Serie A a offrire opportunità all’ambito arbitrale. In Serie B, ad esempio, un arbitro guadagna 1.700 euro a partita, mentre nelle categorie inferiori i compensi calano ulteriormente. In Serie C, ad esempio, un arbitro può guadagnare dai 200 ai 150 euro a partita, mentre in Serie D la cifra scende ai 60-40 euro a partita. Nell’Eccellenza, invece, il guadagno varia dai 35 ai 100 euro, compreso il rimborso per lo spostamento, mentre per le giovanili è previsto solo il rimborso per lo spostamento.

Nonostante la Serie A rappresenti l’apice della carriera arbitrale, anche le categorie inferiori offrono opportunità interessanti e sono un ottimo modo per fare gavetta e farsi notare, con l’ambizione di fare carriera e arrivare ai vertici di questa particolare professione. In ogni caso, l’arbitro resta una figura centrale del gioco del calcio e la sua preparazione atletica costante rappresenta un aspetto fondamentale per svolgere al meglio questo lavoro. Infatti, gli arbitri devono essere in grado di correre per tutto il campo e seguire le azioni di entrambe le squadre, oltre a dover affrontare critiche anche per via dell’introduzione del Var e della riduzione dell’uso della tecnologia in questi primi anni di utilizzo in Italia.