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Prosegue l’inversione della curva dei rendimenti Usa. Cosa significa

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Prosegue a un ritmo record l’inversione della curva dei rendimenti che negli Stati Uniti è arrivata a testare il livello più profondo dal 1981, destando così crescenti preoccupazioni all’interno del mondo obbligazionario e non solo.

La curva dei rendimenti (yield curve) tiene traccia di tutti i rendimenti dei titoli di Stato, in questo caso degli Stati Uniti, ed è storicamente associata a un cattivo presagio sulla salute dell’economia, essendo questo uno dei principali indicatori di recessione.

[/media-credit] curva dei rendimenti in condizioni normali e inversa

In condizioni normali la curva dei rendimenti è inclinata positivamente (il payout aumenta con la duration), con i rendimenti dei titoli con scadenza a breve termine (da 3 mesi a 1 anno) che offrono un rendimento minore rispetto quanto offerto dai titoli a più lungo termine (scadenze 10-20-30 anni). La logica sottostante è che, generalmente, i titoli a lungo termine hanno un rischio maggiore in quanto prevedono un periodo più lungo di detenzione del titolo (maggior rischio legato al fattore tempo) e dato che rischio e rendimento sono due facce della stessa medaglia, è presto spiegato perché i titoli a lungo dovrebbero teoricamente avere rendimenti maggiori rispetto quelli a breve. Ma non è sempre così e in determinate condizioni di mercato la curva dei rendimenti si inverte, generando preoccupazioni tra gli investitori.

Ma perché la curva dei rendimenti si inverte?

In particolari momenti di forte incertezza economica e finanziaria gli investitori tenderanno talvolta a preferire i titoli con scadenze di più lungo periodo e questo tenderà a far scendere il loro rendimento, facendo salire il loro prezzo. Allo stesso tempo gli operatori si libereranno dei titoli con scadenze più a breve termine, innescando su questi un calo di prezzo e aumento del rendimento offerto.

Ecco che quando la curva dei rendimenti si inverte i rendimenti dei titoli di Stato a più breve scadenza salgono al di sopra di quelli a più lungo termine, suggerendo che gli investitori si aspettano ulteriori aumenti dei tassi di interesse nel breve periodo e sono più pessimisti riguardo la crescita economica futura.

Da questo punto di vista, i rendimenti dei Treasury a due anni sono maggiori rispetto a quelli dei Treasury a 10 anni ormai da luglio 2022, ma negli ultimi giorni la curva dei rendimenti si è ulteriormente invertita dopo che il presidente della Fed, Jerome Powell, ha dichiarato che la banca centrale statunitense con buone probabilità sarà costretta ad aumentare i tassi più di quanto precedentemente previsto. Questo perché i recenti dati macroeconomici evidenziano che la crescita, il mercato del lavoro Usa e l’inflazione rimangono ancora troppo forti.

Nel dettaglio, i rendimenti dei titoli a più breve scadenza sono aumentati vertiginosamente nelle ultime sedute, con il rendimento dei titoli a due anni che è arrivato a chiudere al 5,015%, un nuovo massimo dalla metà del 2007; mentre nel frattempo i rendimenti dei titoli del Tesoro a 10 anni sono scesi al 3,968%. Questo rappresenta il maggior divario tra i rendimenti a breve e quelli a lungo termine dal settembre 1981. Ricordiamo che a quel tempo l’economia statunitense si trovava alle porte di una recessione che sarebbe poi durata fino a novembre 1982.

Tuttavia, l’inversione della curva dei rendimenti, anche se è profonda come quella attuale, non sempre annuncia con certezza l’inizio di una fase di recessione.

[/media-credit] Inversione della curva dei rendimenti 2 (linea blu) -10 (linea bianca) anni

E’ in arrivo la recessione?

Statisticamente, infatti, dal 1900 ad oggi l’inversione dei rendimenti dei titoli a 2 e 10 anni si è registrata ben 28 volte e in 22 occasioni questo è stato un efficace segnale anticipatore di una recessione.
Prendendo come riferimento le ultime sei recessioni, nei casi in cui è stato un segnale anticipatore, una recessione è iniziata mediamente da 6 a 36 mesi dopo che si è concretizzata l’inversione della curva.