PROMOSSI CON RISERVA

3 Luglio 2003, di Redazione Wall Street Italia

Il rapporto sull’Italia dell’Ocse, l’Organizzazione di cooperazione e sviluppo dei paesi industrializzati con sede a Parigi, mostra, per il decennio 1990-2001, una crescita media del prodotto interno lordo (pil) annuo dell’1,7 per cento, contro la media europea del 2,1 per cento e contro il 2,8 per cento degli Stati Uniti. L’occupazione, in Italia, è aumentata solo dello 0,2 annuo, contro lo 0,6 europeo e l’1,7 statunitense.

Ci salva solo il confronto con la Germania: +1,5 annuo del pil e +0,1 dell’occupazione. E’ questa la base su cui il governo attuale ha cercato di cambiare rotta, in un periodo particolarmente difficile a livello internazionale. Per l’Ocse l’Italia, quest’anno, dovrebbe registrare una crescita del pil dell’1 per cento. Nella situazione attuale (per la Germania si prevede crescita zero) è un risultato non disprezzabile. Per il 2004, l’Ocse stima addirittura al 2,4 la crescita del pil italiano, un recupero molto brillante.

Ma non vengono risparmiate le critiche e i suggerimenti a far meglio. Va riformata la legislazione previdenziale, che consente di andare in pensione fra i 57 e i 58 anni. Bisogna rimuovere i disincentivi che scoraggiano chi vuole rimanere al lavoro oltre i 65 anni.

Preoccupazioni più che giustificate. La spesa pensionistica si è accresciuta nel 2002 di mezzo punto sul pil. Con questo trend, i ribassi fiscali promessi da Berlusconi sarebbero impossibili. L’organizzazione di Parigi non è contraria ai condoni, in quanto servono per far emergere l’economia sommersa. La reiterazione, però, può essere pericolosa, generando l’idea di future sanatorie. L’Ocse sostiene che la spesa sanitaria non è amministrata in modo efficiente. E’ un problema delle Regioni, è vero, ma alla vigilia delle elezioni del 2001 fu abolito il ticket sui farmaci, consentendo nuovi sprechi.

Ci sembra che l’Ocse abbia decisamente torto nel sostenere la tesi che il governo italiano debba abolire la golden share, che gli consente il controllo del settore elettrico e del gas. Ci sono molte liberalizzazioni ancora da fare, ma i rischi di blackout dovrebbero aver dimostrato la necessità di una politica energetica che possa assicurare lo sviluppo economico.

Copyright © Il Foglio per Wall Street Italia, Inc. Riproduzione vietata. All rights reserved