Tutti i compromessi del programma condiviso fra Pd e M5s

3 Settembre 2019, di Alberto Battaglia

Il Partito democratico e il Movimento 5 stelle hanno concordato in 20 punti le linee guida che saranno alla base del suo programma. Si tratta ancora di elementi di carattere generico, che però contengono più argomenti rispetto alla bozza trapelata nei giorni scorsi, nella quale mancavano alcuni punti presenti nel documento attuale.

Per quanto riguarda le aree in precedenza presidiate dalla Lega, immigrazione e autonomie, le linee guida hanno avviato un moderato cambio di rotta. Il primo “è indispensabile promuovere una forte risposta europea al problema della gestione dei flussi migratori, anche attraverso la definizione di una normativa che persegua la lotta al traffico illegale di persone e all’immigrazione clandestina, ma che – nello stesso tempo – affronti i temi dell’integrazione. Una linea di compromesso, nella quale non è difficile scorgere il cambio di sensibilità sul tema dell’integrazione e sulla necessità di una “risposta europea”, elementi estranei rispetto alla linea finora tenuta dal governo gialloverde. Si può dire una vittoria del Pd l’inserimento, nero su bianco, del capitolo nel quale viene stabilita la necessità di aggiornare “la disciplina in materia di sicurezza”. “Aggiornare”, comunque, non preannuncia alcuna abrogazione in blocco dei decreti sicurezza fortemente voluti dalla Lega.

Anche sulle autonomie la formula risulta vagamente contraddittoria: “è necessario completare il processo di autonomia differenziata giusta e cooperativa, che salvaguardi il principio di coesione nazionale e di solidarietà, la tutela dell’unità giuridica e economica”.

I compromessi fra anime pentastellate e dem emergono con chiarezza sin dal primo punto delle venti linee di indirizzo, quello sulla politica economica: “Con riferimento alla legge di bilancio per il 2020 sarà perseguita una politica economica espansiva, senza compromettere l’equilibrio di finanza pubblica”. Se una politica economica espansiva non può prescindere per definizione dal ricorso al disavanzo (sia esso dovuto a minori tasse incassate o a maggiori spese sostenute), l’equilibrio di finanza pubblica richiama all’espressione inserita nell’art. 81 Costituzione e che per molti fa rima con “pareggio di bilancio”. Non serve chiarire che disavanzo e pareggio di bilancio, non possono convivere. Di fatto, il primo punto del programma mette in chiaro che il governo non uscirà dal perimetro delle regole europee per finanziare le proprie politiche.

Vittoria pentastellata, invece, la presenza in programma di un chiaro riferimento alla calendarizzazione immediata della legge costituzionale per la riduzione del numero dei parlamentari. Cara ai 5s anche la “revisione delle concessioni autostradali”, che però non si spinge a parlare di “revoca” a danno di Atlantia, come avvenuto in passato.

E per i risparmiatori? L’enunciato è di carattere generale, con pochi spunti concreti: “E’ necessario porre in essere politiche per la tutela dei risparmiatori e del risparmio”. Non viene citata, dunque, la possibilità di negoziare in Europa una revisione della direttiva che ha inserito lo spettro del bail-in sulle risoluzioni bancarie – che pure riguardano da vicino obbligazionisti e correntisti sopra i 100mila euro.