Prodi e Renzi divisi sull’economia

18 Febbraio 2018, di Angelantonio Viscione

Romano Prodi si schiera definitivamente con la coalizione di centrosinistra per le prossime elezioni politiche. Il suo endorsement non va a Matteo Renzi, ma ad “Insieme”, un cartello elettorale di partiti alleati con il Pd. Geometrie politiche a parte, cos’è che divide il Professore dall’ex sindaco di Firenze dal punto di vista economico?

Una ricostruzione delle due differenti visioni economiche, realizzata sulla base di libri pubblicati da Prodi e Renzi, è stata proposta di recente sulla rivista Economia e Politica. In estrema sintesi, per Renzi la crescita dell’occupazione proviene in ultima analisi dalla riduzione delle tasse e dalla semplificazione del sistema economico e della burocrazia, comprese misure come l’eliminazione dell’articolo 18 che caratterizzano il Jobs Act. Per Prodi non è sufficiente creare lavoro, ma è necessario contrastare quello che definisce lavoro svalutato riscoprendo, tra i vari attori sociali, anche il ruolo propositivo del sindacato, da cui Renzi ha invece da tempo preso le distanze.

Esistono altre differenze ed alcune similitudini, per cui si rinvia all’articolo originale su economiaepolitica.it, ma in questa sede ci limitiamo a quella che forse è la principale differenza tra l’economia di Renzi e quella di Prodi: la visione del lavoro. Mero costo della produzione per il primo, fonte di domanda per l’economia per il secondo. Semplificando per amor di sintesi, Renzi vuole che il lavoro si presenti sul mercato alle condizioni tali da favorire l’incontro tra domanda (le imprese) e l’offerta (i lavoratori). In parole povere, poche regole: il mercato determina il salario e le condizioni contrattuali ottimali per entrambe le parti. Questa visione del mercato del lavoro trascura il fatto che il lavoratore è contrattualmente più debole dell’impresa e che, di conseguenza, in un mercato deregolamentato il suo salario è destinato a ridursi, e con esso i consumi aggregati delle famiglie. E’ quello che Prodi dice di voler contrastare in nome della lotta alle disuguaglianze.

Due visioni del mondo del lavoro decisamente opposte. Una delle due non troverà posto nel programma del centrosinistra del prossimo futuro.

su twitter: @AngelantonioVis